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BALMORHEA

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BALMORHEA

?Rivers Arms?

(Western Vinyl, 2008)

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Austin, Texas. L?uomo riflesso, vento e desolazione, il sole indurisce la pelle. A Balmorhea, oasi per carovane, l?acqua. E la musica scorre. Quel flusso lento è divenire, nell?approccio oramai fuori tempo, amore per la melodia, l?arioso classicismo lontano di secoli. Giochi balneari aprono agli archi, banjo, il piano sempre nel centro (San Solomon), di nostalgici notturni (Lament o Balene Morning), il martelletto a centrare le corde, le mani dipanano arpeggi (Wind And Sea).

L?acustica, una brezza soffia sulla terra bruciata, da un tramonto estivo (The Summer), delays e violoncelli, (The Winter) l?inverno riporta ad Ed Allaine-Johnson, al suo violino viola. Poi di corsa, a piedi nudi tra campi sterminati (Barefoot Pilgrims), garbati i loop, appena un briciolo di contemporaneità, brusio di voci (Context), campane (Process), la pioggia al riparo di una tettoia (Divisadero). Non so che di fanciullesca meraviglia (Limmat), pizzichi e coccole tra le suite di un album dalla disarmante naturalezza. San Solomon (Reprise), di nuovo, perché il ciclo riparte daccapo, dall?orecchio, con classe, sempre dritto al cuore.

Marco di Bella

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