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Bandabardò @ Villa Ada (27/07/2016)

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bandabardo

Un viaggio “alfabetico” nel complesso folk della band fiorentina

 

Appena saliti sul palco la band ha annunciato goliardicamente il numero del concerto a cui stavamo assistendo. Sicuramente in tutta la loro carriera ci sono stati più di 1000 live, forse poco meno di 2000, ma la cifra precisa, lo ammetto, me la sono scordata all’istante. E non è che a un concerto della Bandabardò ci si va per prendere appunti, pur volendo sarebbe impossibile. Si è così rapiti dall’energia e dall’atmosfera gioiosa ed esplosiva che la band riesce a ricreare sul palco che i piedi non riescono a stare al loro posto, men che meno le spalle, la testa o le anche. La Bandabardò per l’occasione ci ha trascinati in un viaggio con la linea conduttrice dell’alfabeto, il tutto all’insegna di uno strepitoso folk italico che mescola in sé rock, rock’n’roll, ska, reggae, surf, cantautorato e tanto, tanto altro.

Ogni lettera la sua canzone, con Ramon che faceva il verso, con i suoi cartelli, alle famose “ring girl” nel pugilato. Si parte con “Aò!”, “Bambine cattive” e “Ca plane pour moi” interamente cantata in francese, dalle sonorità estive e scanzonate, tra il rock’n’roll e il beat/ska. Si prosegue senza sosta con “Disegnata”, la romantica “E allora il cuore”, “Filastrocca” e “Gli uomini celesti”, arrivando sempre ballando e ancheggiando inarrestabilmente a “Hamelin” e “I Briganti”.

Per la lettera “L” è stata presentata una nuova versione di “Lo sciopero del sole”, canzone ecologista nata nel 1998 e ieri suonata con strumenti particolari, realizzati con materiali di scarto dalla Gaudats Junk Band (GJB), un gruppo che crea e utilizza esclusivamente strumenti nati dal riciclo, ispirati alla poetica dello “zero waste”, ovvero dello spreco a zero, e ai principi e progetti di Rossano Ercolini (premio Goldman nel 2013, il “nobel” per l’ambiente). Intorno a questa canzone la band toscana costruisce un progetto civile, discografico e live in collaborazione con Legambiente per promuovere e valorizzare la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali. Il pezzo è una filastrocca poetica in cui il sole, indignato e stanco perché l’aria è diventata irrespirabile, lascia tutti e va via.

Il live prosegue con “Mama non mama” e alla “N” Erriquez porge un pensiero alle vittime degli attentati terroristici, in particolare gli ultimi fatti di Nizza, a cui la band risponde con la canzone “Sempre allegri”. Storpiando le basi della grammatica per la lettera “O” si suona “O la testa” tra l’ilarità generale e si passa al triste primato italiano estivo, l’abbandono degli animali domestici, a cui si ispira “Pedro”. Cori si alzano poi su “Quello che parlava alla luna” e al grido “Le parole servono a tanto ma il cuore fa di più” parte la famosa “Rosa Luxembourg”. Si arriva veloci verso il gran finale con “Sette sono i Re”, “Tre passi avanti”, “Ubriaco canta amore” e “Venti bottiglie di vino” con tutto il pubblico coordinato al grido “alzate le mani”. Gran finale con “Zobie la mouche” e poi ci si ferma “solo per quel solito minuto e venti, minuto e mezzo, giusto il tempo di prendere qualcosa da bere dal nostro minibar portatile” ridacchia il frontman della band.

Tra un balletto e una chiacchiera il palco si trasforma per pochi secondi in un salotto, i componenti lanciano qualche bottiglia al pubblico per rinfrescarlo e poi si parte con altre tre canzoni: “Mojito Football Club”, “Manifesto” e “Beppeanna” chiudono un concerto straordinario, con tanto di coriandoli finali, allegria e un eccezionale senso di comunità. Vedere un live della Bandabardò resta un’esperienza da dover fare e non solo una volta, ma tutte le volte che si può. Un’iniezione di gioia pura e di adrenalina positiva che tutti, quotidianamente, dovrebbero avere.

Serena Savelli