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Before and after science – Brian Eno

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Before and After Science 20071202070927

Alla morte di Steve Jobs in molti hanno pianto per la perdita di chi è stato considerato l’inventore di un nuovo modo di coniugare la tecnologia alla quotidianità, costruendo le basi per la gran parte dello sviluppo tecnologico dei prossimi decenni.

Volenti o nolenti, è difficile non ammettere quanto Steve Jobs, con le sue mani, abbia plasmato il presente e indicato la strada per il futuro. Volenti o nolenti, è difficile non ammettere lo stesso anche per Brian Eno e per il suo ruolo nella musica degli ultimi quarant’anni. Musicista, compositore (è suo il suono di avvio di Windows 95, colonna sonora quotidiana delle vite di molti di noi per almeno un decennio), produttore e collaboratore per i più grandi artisti del pianeta (U2, Talking Heads, David Bowie, Peter Gabriel, solo per citarne alcuni), inventore della musica ambient e teorizzatore della “musica per non musicisti” (entrambi gli argomenti meriterebbero articoli appositamente dedicati, per questo vi consigliamo di approfondirli attraverso siti o libri di settore), Eno è riuscito in più occasioni durante la sua carriera a dare vita a canzoni “classiche”, capaci di incastrarsi senza problemi in ogni tempo, senza sentirne il peso, né di quello passato, né di quello che potrebbe cancellarle lentamente o con un rapido colpo di spugna. Anche per questo, le canzoni di “Before and after science” sembrano sempre “scritte ieri” ad ogni ascolto: accompagnato da musicisti del calibro di Phil Collins e Robert Fripp, Eno rilegge pop, rock, blues, anticipando di qualche anno il post-punk, l’ambient, la new wave, traendo spunto dal passato per costruire le prime dieci tracce della musica del futuro. Prima e dopo la scienza, insomma.

Flavio Talamonti