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Black Mountain, la psichedelica avvolge Roma

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Black Mountain e Soviet Soviet incendiano il pubblico di Villa Ada

Torna anche nel 2016 la rassegna di Villa Ada che allieterà per circa due mesi le serate estive romane. Il claim di quest’anno è “L’isola che c’è”. Ci sarà una nuova area chiamata “D’ada” con workshop, incontri tematici e spazi dedicati ai bambini. Insomma il Central Park di Roma, citazione del direttore artistico Memo Giovenco, ha una marcia in più per la sua 23esima edizione. Il 4 Luglio si esibiscono i marchigiani Soviet Soviet che aprono il concerto dei Black Mountain. Il trio italiano è composto da Alessandro Costantini alla chitarra, Alessandro Ferri alla batteria e Andrea Giometti voce e basso. Suonano un alternative rock post punk molto internazionale e di fatto hanno un discreto seguito in Germania e Belgio. Presentano alcuni brani del nuovo album Blend e Fairytale oltre ai classici: Togheter, No lesson e Gone fast. Calma e irrequietezza la trasmettono sia nelle sonorità sia nella presenza scenica con un atteggiamento esagitato e frenetico del cantante che fa da contraltare alla tranquillità degli altri due componenti del gruppo. I 45 minuti di performance sono stati apprezzati dai circa 500 spettatori presenti. Dopo un repentino cambio di palco è la volta del gruppo canadese Black Mountain. Formatosi nel 2004 a Vancouver, il quintetto canadese propone un sound che spazia dalla psichedelia al folk rock anni ‘70. Si rifanno alle grandi band del passato: Led Zeppelin, Velvet Underground, Jefferson Airplane. Iniziano con Mothers of the sun e Florian saucer attack tratti dal loro ultimo album IV per passare ai classici You can dream e Rollercoaster in un alternarsi vocale tra i due cantanti Mcbean e Amber Webber. Il loro sound è impeccabile, avvolgente. Di contro non cercano o non vogliono coinvolgere il pubblico presente negando loro anche i soliti bis finali chiudendo la calda serata romana con la lunghissima, lisergica e coinvolgente Space to Bakersfielfd.

Guido Carnevale

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