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CCCP – 1946-1985

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Storia e suggestioni direttamente dal celebre album d’esordio dei CCCP “1964-1985 Affinità-Divergenze tra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età”

Se nel 1969 è un bar tedesco a fare da sfondo all’incontro tra i Can e il loro futuro cantante Damo Suzuki, nel 1982 è sempre tedesca (berlinese, per la precisione) la discoteca che fa da teatro ad uno degli incontri più importanti nella storia del rock italiano: quello tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, rispettivamente cantante e chitarrista dei CCCP, che armati di una drum-machine gireranno la Germania, dando vita al primo nucleo della band che è riuscita definitivamente a strappare il linguaggio del rock dalla tradizione angloamericana, inserendolo nella (e inserendovi la) cultura popolare italiana (nello specifico, quella della comunista Emilia-Romagna dell’epoca) come mai prima d’ora. Nel loro album d’esordio “1964-1985 Affinità-Divergenze tra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età”, datato 1986, i CCCP prendono la tradizione musicale italiana e la fanno letteralmente a pezzi, attraverso potenti giri punk, una pioggia di feedback, una martellante sezione ritmica, ed enormi dosi di violenza e disperazione. Il disco contiene alcuni tra i maggiori successi dei CCCP: “Curami”, una (pseudo)canzone di ‘amore’, ritratto di una generazione che non trova il suo posto nel mondo, presa tra paranoia e insicurezza; “Morire”, dove le tre parole “Produci, consuma, crepa”, ripetute violentemente da Ferretti, potrebbero bastare da sole a descrivere gli anni ’80 e i decenni successivi; “Io sto bene”, un vero e proprio inno generazionale, dove l’insicurezza, la disperazione e l’apatia di Ferretti e dei suoi coetanei vengono sbattute in faccia all’ascoltatore. Basterebbe questo solo album per affermare che il rock italiano, dopo i CCCP, non è stato più lo stesso.

Flavio Talamonti