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Dalle ceneri dei Cardio nasce Il Testimone

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Questo mese parleremo de Il Testimone: band che nasce dalle ceneri dei Cardio, attivi dal 1998 nella scena del rock italiano e con interessanti attività nel curriculum, una su tutte la sonorizzazione del film muto “His Wooden Wedding”, una commedia slapstick girata nel 1925 per la regia di Leo McCarey.

Il Testimone si inserisce in un contesto non facile, o meglio, in cui non è facile emergere. Cantare in italiano già di per sé è una scelta coraggiosa per un gruppo, a mio parere mai sbagliata, ma che rischia di “intrappolare lo stile”. Quanti gruppi indie-rock-alternativo-cantautoriale conosciamo? Quelli che emergono a livello commerciale, diciamoci la verità: fanno schifo! Rappresentano l’Italietta meno coraggiosa di sperimentare, in quel caso non si parla di musica come arte, come comunicazione. Per cui spiazzare, andare dritto al punto, roba forte, estrema (non nel genere musicale: si può trovare qualcosa di estremo e intenso anche in un pezzo di violino): questo è ciò di cui abbiamo bisogno perché ormai si sente sempre più spesso dire che l’Italia è un paese per vecchi.
Al Testimone però è legato un nome importante, ovvero Paolo Benvegnù. Il cantautore milanese è diventato infatti il produttore artistico della band in occasione del loro primo CD omonimo uscito il 2 aprile scorso per l’etichetta indipendente Farmstudiofactory. Benvegnù con la band ha instaurato un ottimo rapporto di collaborazione artistica e questo fattore incuriosisce non poco.

Cos’è che fa la differenza? Il superamento della tradizione italiana (che è vecchia!). E non è questione di generi musicali, ma di andare oltre certi confini e smetterla di cantare ancora come Modugno, i Pooh o (chi non rabbrividisce per favore si allontani senza creare scompiglio) Gigi D’Alessio. Se si superano questi confini in qualche modo si ha la possibilità di ridefinirli: freschi, giovani, nostri.

Il lavoro del Testimone è molto accurato, 12 tracce per cui si avverte il lavoro, la professionalità che c’è dietro. Si notano le probabili influenze: la più evidente è con gli Afterhours e la voce di Manuel Agnelli. Eppure non c’è nessuna novità, calma piatta, roba già sentita. Sono di gran lunga superiori a certa musica che sembra nascere con l’unico viscido obiettivo di conquistare un pubblico da Sanremo (vecchi!), ma ci vuole di più! Amo chi non si abbassa a dei compromessi, perché ha le palle e forse un pizzico di follia, e il Testimone non le ha mostrate. Ad ogni modo sono interessanti e più incisivi i brani “Lividi” (ma Agnelli che canta “sei bella vestita di lividi”?), “Guai”, “Per fare che?” e “Lo specchio”. Aggiungeteli su facebook se vi va e buttate un occhio sul loro sito www.iltestimone.it per rimanere aggiornati sui live e per ascoltare qualche loro brano.

Marco Casciani