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Dammi tre parole: Zu, Goodnight, Civilization

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Quando parlo degli Zu dò sempre per scontato che tutti sappiano di chi si sta parlando, poi mi ricordo di avere un profondo lato nerd sempre alla ricerca di roba estrema e che non tutti sono attratti da certe sonorità.

Ma sono così ottusamente convinto che quella loro è Musica con la “M” maiuscola che ormai prendo come una missione personale il parlarvi di un gruppo che, nato nel 1997 e originario di Ostia, ha creato un sound impossibile da classificare, mescolando fra loro generi come il jazz, l’hardcore, il metal e il math-rock. Senza entrare troppo nello specifico, nel corso degli anni le loro strade si sono felicemente incrociate con quelle di Steve Albini (che tra le tante cose è stato il produttore di “In Utero” dei Nirvana), dei Melvins e di Mike Patton. Sono in molti a Roma a ricordare che con quest’ultimo fecero un’esibizione esplosiva al Circolo degli Artisti nel 2008, una cover di “Tutti pazzi” dei Negazione e Danny de Vito (proprio lui: il Pinguino di Batman!) a presentare il tutto. 

Oggi finalmente gli Zu sono tornati. A tre anni di distanza dall’ultimo tour si apprestano a calcare nuovamente i palchi e a far sanguinare le orecchie. Gabe Serbian dei The Locust ha preso il posto del fondatore Battaglia e lo scorso ottobre annunciava di essere entrato definitivamente nel gruppo: “Massimo ed io abbiamo registrato 5 nuovi brani e li abbiamo inviati a Luca per registrare le sue parti di Sax. Sono davvero entusiasta”.
L’8 aprile scorso è uscito il nuovo Ep “Goodnight Civilization”, 3 tracce di cui una cover dei Residents e una collaborazione con Mark Greenway dei Napalm Death. Da giugno sono in tour e il prossimo 17 luglio saranno in concerto al Forte Prenestino a Roma per una serata che si preannuncia come un delirio totale.
Sax tenore, batteria e basso: questi sono gli strumenti con i quali Luca Mai, Jacopo Battaglia e Massimo Pupillo hanno partorito tracce che suscitano in chi le ascolta sensazioni come eccitazione, agitazione, delirio, dipendenza (e non escludo neanche qualche allucinazione). È come se mescolassero musica di un certo livello culturale come il jazz, al metal più martellante e al punk più scaciato. Ai concerti potete trovare quindi il ragazzo che non sa neanche cosa è una terzina, ma balla come se fosse sottocassa ad un rave. Potete trovare cultori del jazz che si lasciano sorprendere dal lato più noise del gruppo. E potete trovare ragazzi che si sono lasciati conquistare dalla mania Zu. Perché quello che propongono è un muro di suono che stordisce, senza alcun elemento estetico a far da supporto: senza fronzoli. Solo rumore massiccio. Suonato nel modo più onesto che io conosca.

Marco Casciani