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Einstürzende Neubauten – Alles Wieder Offen

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Alles Wieder Offen rappresenta la svolta definitiva per gli Einstürzende Neubauten nel quale le parole e l’armonia musicale prendono il sopravvento rispetto al noise d’avanguardia che li aveva resi celebri negli anni ‘80.

Il decimo album in studio della band, infatti, riesce a distanziarsi completamente dalle origini e dall’interlocutorio “Perpetuum Mobile”, uscito tre anni prima, reinventandosi in una chiave espressionista ancora più marcata.

La sperimentazione futurista rimane il marchio di fabbrica della band berlinese, basti osservare la copertina del disco o accostarsi all’ascolto di “Let’s do it a dada”, ma l’infernalità surreale raggiunta attraverso martelli pneumatici e frullini lascia il posto a dolci e notturne introspezioni e ad arrangiamenti raffinati come in “Ich hatte ein Wort” (meravigliosa) senza rinunciare all’evocazione del silenzio, che rimane sempre incredibilmente sexy come in “Die Wellen”.

Dopo il divorzio (felice) con Nick Cave and The Bad Seeds, Blixa Bargeld sembra aver acquisito una nuova maturità e una geometrica saggezza che gli consente di sviscerare i suoi pensieri e la sua poetica come un perfetto attore teatrale: “Nagorny Karabach”, “Unvollständigkeit”, “Ich Warte” raggiungono picchi eccelsi di drammaticità interiore.

La strumentazione della band rimane sempre la solita ferraglia da cantiere: tubi Innocenti, corrugati, martelli, bulloni, fino a motori di jet sovietici ai quali vengono stavolta aggiunti archi, vibrafoni, organi hammond. Disco bellissimo a dimostrare che tutto è ancora aperto e tutto è ancora possibile.

David Gallì