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Flowers of Romance – Public Image Limited

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Quelli che sognavano negli anni Sessanta, si arrabbiarono nei Settanta e si spensero negli Ottanta

Se non fisicamente, sicuramente dentro. Il grande sogno di Woodstock si era infranto contro i muri di fuoco della guerra del Vietnam, le contestazioni studentesche contro le cariche della polizia, e la speranza dei “figli dei fiori” era diventata la rabbia dei Punk contro il sistema: la politica, la famiglia, la borghesia, contro tutti e tutto, anche contro se stessi. E quando il sistema, all’alba degli anni Ottanta, era rimasto lì, nella sua immobile grandezza, e si era anzi rafforzato ed ingigantito, inglobando sia il sogno che la rabbia, non rimaneva che l’annichilimento. Il percorso artistico di Johnny Rotten (al secolo John Lydon) non è solo una grandiosa testimonianza delle sue sfaccettature, ma anche una piccola metafora del passaggio tra rabbia e disillusione: già cantante dei Sex Pistols, una delle band più importanti nella storia della musica (se il loro apporto musicale può essere discutibile, non lo è sicuramente la loro portata culturale), Lydon fonda nel 1978 i Public Image Limited, che fin da subito si inseriscono nel filone dark/post punk inaugurato da Joy Division, Cure e Siouxsie & The Banshees. Con il loro terzo album, “Flowers of romance” (dal nome del primo gruppo del fu Sid Vicious, bassista dei Sex Pistols), i PIL concepiscono un capolavoro di musica sperimentale e d’avanguardia, che col dark vero e proprio ha forse poco a che fare (spingendosi anche su fronti elettronici ed industrial), ma che con l’oscurità come luogo dell’anima ha parecchio da spartire: le ritmiche allucinate del batterista Martin Atkins e la voce stralunata e sgraziata di Rotten la fanno da padrone, in questa sorta di raccolta di urla magnificamente disperate. La fine del sogno non è mai stata così piacevole.

Flavio Talamonti