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Giorgio Moroder

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From here to eternity

Posso dirlo: ho passato una grande estate. Senza andare troppo lontano; ma così è stato. Spero lo possiate dire anche voi che leggete. E probabilmente lo potete dire perché, oltre a godervi il famigerato e meritato riposo, siete riusciti a divertirvi. Nel modo che vi era più congeniale, o semplicemente con quello più a disposizione nel vostro luogo di villeggiatura. Spesso e volentieri, ciò che non manca veramente mai è la musica: di sottofondo o a tutto volume, per un intrattenimento leggero o per scatenarsi come licantropi impazziti (un’immagine non certamente poetica, ma penso renda bene l’idea). E buona parte della musica che si ascolta nelle estati degli ultimi 35-40 anni è figlia putativa di un musicista della Val Gardena, Alto Adige, Italia. Giorgio Moroder è ad oggi uno dei compositori italiani più influenti di sempre nella storia del musica pop, disco ed elettronica. In meno di dieci anni ha rivoluzionato la musica della sua epoca, componendo album e colonne sonore che hanno posto le basi per i decenni successivi e che hanno influenzato musicisti di tutto il mondo. Moroder ha creato con la sua opera atmosfere e sonorità ormai familiari a tutti noi, nel bene e nel male. E che ci fanno ballare da quasi mezzo secolo. “From here to eternity” (1977) è forse il suo album più riuscito e più significativo: i Kraftwerk, il suono dei sintetizzatori, la lezione delle avanguardie europee, si mischiano alla musica americana e latina, riuscendo a creare un suono capace di utilizzare lo spirito di ricerca tipico della musica elettronica per arrivare a incontrare con successo il gusto del pubblico. Da ascoltare, da ballare e da venerare.

Flavio Talamonti