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Gli Orange8

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Atmosfere psych-folk da rapire i sensi

Che immensa scoperta questo duo tutto capitolino! Ero andato a vedere il live dei TAU, band (diversamente sobria) capace di trasformare una lunga esperienza messicana, spesa tra santoni e peyote, in frammenti musicali, e ti torno a casa completamente stordito e ubriaco dalla performance del gruppo di apertura: gli Orange8. 

Stordito dalla texture vintage prodotta dalla chitarra di Sergio Ferrari, o forse sarebbe meglio dire dalle chitarre vista la moltiplicazione dei suoni tipo pani e pesci, manco fosse il nuovo looper-Messia venuto a portare fratellanza melodica sulla terra, e ubriaco della celestialità immorale della voce e dei mantra di Valentina Criscimanni, onde sonore talmente morbide e dolci da penetrarmi in ogni centimetro di pelle ed ossa, scatenando un subbuglio interiore ai limiti dei livelli di ormonalità consentita ma, soprattutto, tollerata.

Gli Orange8 nascono a Roma nel 2010, quando le produzioni di Valentina incontrano le rielaborazioni di Sergio e l’alchimia trasforma le bozze in pura armonia; il duo si vota alle esibizioni live e solo nel 2013 decide di volersi fare rinchiudere in microsolchi vinilici con l’uscita del primo EP “Turtle Bubble”, “frutto di un viaggio esplorativo, di stati d’animo e di atmosfere immaginiche, di strumenti esotici”. I due lasciano Roma nel 2014 e si abbandonano totalmente all’esperienza del viaggio e delle registrazioni itineranti che li porterà ad esplorare tutta Europa, registrando le nuove tracce avvalendosi di “decine di special guest e featuring trovati lungo i propri viaggi terreni e mentali”.

Il 7 ottobre 2016 esce “Let the forest sing”, album che è davvero complicato relegare ad un genere ben definito e, proprio per il mio modo di fruire musica, direi che questo è il suo maggior pregio: saper mescolare generi attingendo con sapienza a diverse fonti apparentemente tanto lontane tra loro. La sperimentazione psych-rock è il telaio, il tappeto di congiunzione, sul quale vengono intrecciati elementi folk, etnici, acid rock, pop, fino a echi post-rock. Atmosfere ammalianti di per sé, ma che raggiungono la perfezione di trama, di cucito e di profondità con l’incastro della voce che lascia il fruitore impotente in balia delle onde: un ramoscello trasportato dal fiume.

L’esperienza Orange8 non è solo di percezione sonora, ma è un invito alla riflessione, alla riscoperta dei rapporti umani, della fratellanza e dell’ambiente che ci circonda, un monito ad abbandonarsi alla scoperta dei propri viaggi, siano essi frutto di chilometri macinati su qualche ruota o siano essi interiori, alimentati da proiezioni mentali, specchio e apertura della nostra anima.

Per accostarvi all’esperienza degli Orange8 consiglio “Arancio”, definito come un inno “psych-ecologico di critica verso la presunta superiorità della civiltà moderna”, per il quale è stato rilasciato anche un bellissimo videoclip in claymotion, e “Dancing Leaves”, una di quelle tracce che mi scatena tutti i sensi, inclusi quelli che non sapevo di avere. Nota di merito alla copertina dell’album, creazione meravigliosa di Mauro Falcioni.

David Gallì