Home Cultura Musica e Rumori di Fondo

Gorillaz – Plastic Beach

SHARE
MUSICA - Gorillaz Plastic Beach

Al loro esordio con la canzone “Clint Eastwood” avevano gettato scompiglio nel mondo musicale. Chi c’era dietro a quegli improbabili personaggi del video? Le leggende si sono sprecate e ai Gorillaz si sono accostati i nomi di quasi tutti i più grandi musicisti degli ultimi anni. Alla fine però la verità è emersa e la faccia di Damon Albarn si è materializzata dietro a quei disegni a metà tra il fumetto, la cultura street art ed i colori pop. È  proprio da un’idea dell’ex Blur che nasce la cartoon band più famosa del pianeta (non la prima visto che in Italia possiamo vantare i ben più longevi Tre Allegri Ragazzi Morti).
Il sound dei Gorillaz è sempre stato un mix di sperimentazioni dal rock all’hip hop con svariate influenze elettroniche. I primi due album hanno avuto un successo planetario trascinati dalle hit di lancio. Questo terzo disco invece sembra essere più omogeneo. Il genere che prevale su tutti è proprio l’hip hop con qualche influenza soul e funk. L’album però, a dirla tutta, non convince più di tanto, nel complesso risulta piacevole ma senza esaltare. Ad Albarn va riconosciuto comunque il merito di aver messo insieme un “cast” di primordine per le collaborazioni musicali. Lou Reed, metà Clash (Jones e Simonon) , De La Soul, Little Dragon, Boddy Womack e tanti altri non sono facili da gestire e forse proprio in questo passaggio si  è perso il senso del disco, mettere insieme tante anime musicali non è mai banale. Questo Plastic Beach, che nell’immaginario dell’ex Blur è una spiaggia piena di rifiuti della nostra società, rimane, nonostante tutto, piacevole all’ ascolto ed un’ottima “banca dati” di sperimentazioni musicali alle quali ispirarsi visto che, comunque, il genio musicale di Albarn è fuori discussione.

Simone Brengola