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Grace – Jeff Buckley

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musica 126 - Jeff Buckley - Grace - cover

Per molto tempo mi ha fatto paura la luce molto forte. Quella bianca e accecante. Quel tipo particolare di luce che ti fa vedere tutto, quel tutto da cui non puoi scappare. Appena era possibile averlo, il buio diventava un ricettacolo di abbracci virtuali, a cui dare il volto che si preferiva, perché col buio la banalità del tutto non mi schiaffeggiava impietosamente, ma potevo metterla a tacere con la sola forza dei miei occhi chiusi e della mia mente aperta. Capita ancora che il buio delle ore notturne sia per me un luogo carico di magica e silenziosa comprensione. C’è chi questa comprensione ha saputo cantarla, e poi registrarla, per poi regalarla a me e solo a me, alla presunzione di chi è convinto che la propria solitudine sia la più grande mai provata, se non l’unica mai esistita. “Grace” è l’unico album di Jeff Buckley, che muore il 29 maggio 1997 a soli trent’anni. Non ci è dato sapere come sarebbe proseguita la sua carriera. Ci è però concesso renderci conto dei motivi per cui, con una manciata di canzoni, sia riuscito a diventare un artista di culto: le dieci canzoni che compongono il disco sono totalmente sorrette dalla sua voce angelica, dal suo straordinario carisma, presente in ogni nota da lui emessa. E non perché musicalmente povere o banali, anzi (si va dall’opprimente “So Real” alle sonorità grunge di “Eternal Life”, passando per la toccante cover chitarra e voce della “Hallelujah” di Leonard Cohen), ma perché tutte irrimediabilmente toccate e personalizzate dall’abbraccio caldo della sua voce, che ancora oggi – che ho spalle più larghe e paure più piccole – sa riportarmi a sentire la comprensione della notte e del suo silenzio, rotto solo dal volume basso di uno stereo che suona per me e solo per me le canzoni di Jeff Buckley.

Flavio Talamonti