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I Blooming Iris presentano Amondawa

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rdf 119 - Blooming Iris

I Blooming Iris nascono nell’autunno del 2010 e iniziano a farsi conoscere entrando a far parte in poco tempo della scena indie-rock della Capitale.

Pubblicano, dopo due anni, il loro primo EP di 5 brani intitolato Field da cui estraggono due singoli: “Li(f)e” e “Hello Wonderland”. Esce poi il videoclip ufficiale del primo singolo estratto “Li(f)e”, e durante la promozione di “Field” la band si esibisce in contesti romani molto importanti come il Circolo degli Artisti, il Traffic Live Club e l’Init, dividendo il palco con artisti come M+A, Sadside Project, About Wayne e gli inglesi Amusement Parks On Fire. Il nuovo singolo “Woodlack” preannuncia una crescita dal punto di vista musicale che la band vive e concretizza col secondo disco “Amondawa”, in cui l’anima prettamente rock è fiancheggiata dall’utilizzo dell’elettronica e da alcuni slanci folk.

“Amondawa è una storia dipinta su dieci brani, che sale dalle radici, dalle pulsazioni, dalle atmosfere che raccontano delle realtà che noi tutti abbiamo perduto o che non abbiamo mai avuto, come il tempo per la tribù degli “Amondawa”.
Così i Blooming Iris descrivono il loro disco d’esordio, presentato lo scorso 30 ottobre al Lanificio 159. Gli Amondawa sono un piccolissimo gruppo etnico del Brasile e la band romana ha deciso di fare riferimento a questa popolazione per via di una particolare caratteristica che contraddistingue l’etnia: non conoscono il concetto di tempo, non concepiscono la suddivisione dello scorrere della vita attraverso i numeri. Nessun calendario, suddivisione in giorni, date di compleanno. E per distinguere le diverse fasi della vita che ognuno di loro attraversa cambiano semplicemente nome. L’album è quindi incentrato sul concetto di tempo, quasi a voler dimostrare quanto la nostra vita di tutti i giorni sia esageratamente legata al tempo e quanto questo diventi un peso che siamo abituati a portarci dall’inizio alla fine.
Ma la cosa ancora più interessante è il fatto che questo riferimento al concetto di tempo si lega benissimo al sound vero e proprio del gruppo. Un sound che unisce l’elettronica al rock, una scelta interessante non perché sia originale (sono centinaia oggi le commistioni tra elettronica e rock), ma perché è collegata ad un concetto, un ragionamento originale. Se, infatti, già la musica in sé è basata sul concetto di tempo (in fondo non sono altro che suoni che si susseguono in una determinata unità di tempo), l’elettronica estremizza questa idea perché introduce le ripetizioni, i loop, i ritmi ipnotici ecc… In questo modo diventa qualcosa di concettuale, una sorta di performance che vuole dimostrare quanto il tempo sia alla base della nostra esistenza, nel bene o nel male.

Marco Casciani