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Immanuel Casto @ Blackout Club

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Serata interessante quella di ieri sera al BlackOut Club, che ha riempito il locale di un pubblico variegato e incredibilmente eccitato dall’idea di incontrare un cantante che, tendenzialmente, è più virtuale che reale.

Infatti Immanuel Casto, 26 anni di Bergamo, sarà un nome nuovo ai più, ma i veri nerd, quelli che stanno spesso tra le pagine web e si incuriosiscono di ogni ambigua novità in rete lo conosceranno di certo, e sapranno che è da diversi anni che circolano i suoi video (tutti piccoli cortometraggi realizzati davvero bene, tra l’altro) su You Tube da diversi anni. Un “Casto Divo”, come viene appellato dalla cospicua fetta di pubblico che si è conquistato, grazie a uno charme raffinato ma trasgressivo, barcollante tra l’ironia e lo sbeffeggiamento, tra l’ambiguità e la serietà. Lui si presenta come il principe di un genere musicale innovativo, il cosiddetto “porn groove”, a metà tra disco music, l’elettronica, la drum’n’bass, il pop e l’happy music, ammiccando al glam anni ’80. Quindi tolto il groove, dove sta il porn? Basterà dare un’occhiata alla scaletta di ieri sera: “Io la do”, “50 bocca, 100 amore”, “Coiti nel buio”, “Che bella la cappella”, “Gocce di piacere”, “Bukkake”, solo per citarne alcune tra le più famose. Le canzoni di Immanuel Casto sanno un po’ di presa in giro. In realtà, nei testi così controversi ed espliciti, in cui si tratta il sesso senza peli sulla lingua, “pane al pane, vino al vino”, dove delle parole-tabù vengono cantate, ballate e coreografate anche con una certa eleganza, Immanuel ha trovato la sua originalità. Il Casto non è fastidioso, anche se ti sputa in faccia una porno-musica senza confini, che parla di pratiche normali ed estreme, di omosessualità, di prostituzione e di perversione. Un sound che ha il sapore della provocazione, e che riconosce al Divo una bella prova di coraggio, ma anche il merito di sapersi mettere in gioco con stile e determinazione, riconosciuta dall’eccitatissimo pubblico romano che ieri sera lo ha accolto a gran voce. “Scusate se mi tocco il pube, ma mi è saltato un bottone”, è una delle poche frasi che l’artista ha proferito durante il live, con un atteggiamento da cui traspare la volontà di mantenere una distanza, dando la parvenza di essere un vate, o l’ultimo dei divi. Un personaggio costruito bene, diabolico e simpatico. Immanuel Casto diverte, in primis. Sceglie una musica giovane, disco, che comunque è orecchiabile. Ha ritornelli che ti rimangono in testa per mesi e un corpo di ballo e delle coreografie di tutto rispetto. Il suo team, costituito dalle Beat Girl e da Keen, che segue lo sviluppo musicale della produzione del Casto, completano un quadro senza sbavature. Chiude il suo live davvero vivace con la celebre “Anal Beat”, che si conclude con un geniale Gioca Jouer rivisitato in chiave pornografica. E poi, la presentazione della sua “ultima fatica cinematografica”, come lui stesso ammette, “Escort 25”, che sa tanto di denuncia a una società in cui, nonostante se ne vedano di tutti i colori, ancora esistono dei tabù davvero arcaici.

Hanno aperto il concerto i Babylonia, band pop-elettronica con un front con delle qualità vocali davvero simili a Dave Gahan dei Depeche Mode, che ha scaldato il pubblico in attesa dello show.

Non possiamo predire di certo se Immanuel Casto avrà un futuro nel panorama musicale o se la sua intraprendenza e l’anticonformismo che lo contraddistingue gli metterà i bastoni tra le ruote. L’idea, per quanto possa sembrare banale, non è già vista, come tanti artisti che invece circolano oggi. E incoraggiarlo, forse, servirebbe a dare una sferzata di allegria alla musica italiana, oltre che magari far cadere dei tabù in un modo imbarazzante e controverso, ma quantomeno divertente.

Informazioni:

www.castoimmanuel.org
www.blackoutrockclub.com

Serena Savelli