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INTERPOL

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INTERPOL    

Our Love To Admire

Capital/ EMI

2007

Nuovo Interpol. Nuovo? Così dicono. Tra il primo luccicante ed il legnoso proseguo, eccolo il terzo, incomodo, scomodo come un letto di lego, mette da parte le pseudo-sperimentazioni di Antics e prova a riaccendere la luce degli esordi. Parte subito torva la chitarra, una diamonica la raggiunge, poi sembra mandolino, (Pioneer To The Falls) bastano cinque minuti cinque per introdurre la consueta frustrazione, è l?attesa tradita, di nuovo. Il basso illude (No I In Threesome), suoni se vuoi più ricercati ma zero effetto, manierismo spicciolo ricalca solo forme e strazia il contenuto. La sensazione è quella di ascoltare un gruppo cover degli Interpol che si cimenta con pezzi stavolta propri. Non ?gli? Interpol. Perché Heinrich Maneuver deve essere presa solo per parodia di Slow Hands. Ma soprattutto perché, dopo dieci tracce scadenti, l?undicesima (Lighthouse) è un autentico, disincantato capolavoro. E allora la domanda nasce spontanea: ma quand?è che la finiranno di bere la birra con la cannuccia? La risposta, nel prossimo album. Quindici euro. Cannuccia in omaggio.

Marco Di Bella