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IOSONOUNCANE – Die

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IOSONOUNCANE Die

Dopo 5 anni il nuovo lavoro di Jacopo Incani

IOSONOUNCANE rappresenta uno dei progetti italiani più arditi che siano stati concepiti e prodotti negli ultimi anni. Dopo il grandioso album di esordio “La Macarena su Roma” (2010), Jacopo Incani, decide di impiegare ben 5 anni per pubblicare il successivo lavoro “Die”.

5 anni di silenzio, in musica, sono un’infinità. Tale scelta, seppur commercialmente rispecchia da una parte la piena consapevolezza dei propri mezzi, dall’altra segna l’elaborata ricerca di un pubblico intelligente, legato più all’espressione artistica in senso lato che alla melodia scala-classifica onnipresente in rotazione radiofonica.
“Die”, giorno in latino (ed in sardo) e morire in inglese, rappresenta una proiezione nel quale le parole vengono utilizzate per tessere immagini a costruire un racconto e non per veicolare messaggi o significati nascosti. Come si legge sul sito dell’etichetta discografica Trovarobato, “il giorno è alto sulle rive e un uomo in mezzo al mare teme di morire. Nello stesso istante una donna guarda dalla terra ferma gli ultimi scoppi di burrasca al largo vivendo il terrore di non rivederlo mai più. ‘Die’ è il racconto dei loro pensieri in una manciata di secondi. Il racconto è strutturato in sei parti, con due brani corali ad aprire e chiudere il disco (Tanca e Mandria), e 4 brani centrali in prima persona, due per ognuno dei protagonisti (Stormi, Buio, Carne e Paesaggio)”. Ricercatezza e dolcezza dell’accostamento delle parole incantano l’ascoltatore e dipingono un concept album che non ho difficoltà a catalogare come il disco italiano più bello del 2015. Più difficile etichettare le sottocategorie di genere, poichè Incani si destreggia tra contaminazioni estremamente variegate: lo-fi, minimal, industrial, noise, electro, indie, psychedelic, prog, il tutto mixato a loop di tenori sardi, rumori da strada, muggiti e tanti altri suoni.

Le 6 tracce, 38 minuti totali, sono tutte strepitose ma, se non lo avete mai ascoltato, permettetemi di suggerirvi l’ascolto di “Stormi” per un semplice ed immediato avvicinamento a questo straordinario artista.

David Gallì