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Is Tropical – Native to

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Gli Is Tropical hanno iniziato a fare musica fin da piccoli con strumenti rimediati da amici e parenti: ancora oggi il cantante Simon Milner afferma che la sua chitarra, che ricorda tanto quella di Ian Curtis, non è sua ma di un suo amico

Il primo sound della band rispecchiava molto quello spirito di adattamento ed improvvisazione che li aveva portati a suonare. Canzoni come “When o’ When” sono frutto di arrangiamenti semplici ma denotano già la vena artistica della band capace di coniugare ballate electro rock a vere e proprie ‘bombe’ rock.
Dopo una lunga gavetta nei club londinesi che gli è valsa popolarità nel panorama underground della capitale inglese, i tre vengono notati dall’etichetta francese Kitsuné famosa per le sue produzioni electro e french touch che però negli ultimi anni è stata capace di lanciare anche gruppi indie come i Two Door Cinema Club.
L’aria trasandata, punk e da squatter che contraddistingueva gli Is Tropical è stata studiata da Kitsuné, che è anche casa di moda, e riproposta in maniera estremamente curata e soprattutto puntando forte su un elemento distintivo del look della band. I tre infatti suonano sempre con il viso coperto da qualcosa che può variare dalla bandana al foulard, l’importante è che non si vedano i volti.
Questo alone di mistero ha avvolto anche il primo disco della band che si è presentata oltre un anno fa con il primo singolo “South Pacific”. Un brano lento e molto orecchiabile che richiamava sonorità post punk con un massiccio uso di synth e che tagliava con il passato del gruppo facendo uscire un suono molto più pulito e studiato. La canzone fu un successo ma non riuscì a far diventare mainstream il gruppo. Kitsuné decise di attendere e lanciare prima dell’estate uno dei brani più potenti del disco. Quel “The Greeks” che accompagnato ad un video shock ha totalizzato 1 milione di view su youtube in meno di 2 settimane e 2 milioni nel giro di un mese. A questo punto la band era pronta per lanciare il suo primo disco. Il tutto accompagnato dal terzo singolo estratto, “Lies”, forse la migliore canzone dell’album e soprattutto una delle più rappresentative racchiudendo tutte le sfumature del gruppo sempre a metà tra il rock sporco tipico della moderna Inghilterra e la new wave anni ’80, con un sapiente tocco francese che armonizza il tutto.

 

Simone Brengola