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Julian Casablancas – Phrazes for the Young

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Oscar Wilde nel 1894 scriveva Phrases And Philosophies For The Use Of The Young in cui sosteneva che: “ Il primo dovere nella vita è di essere più artificiali possibile. Quale sia il secondo, nessuno l’ha ancora scoperto.”
Nel 2009 Julian Casablancas elimina la ‘filosofia’ dalla citazione di Wilde ma, con Phrazes for the Young, dimostra di aver compreso perfettamente quale sia il suo primo dovere nella vita. Si chiude così un triennio, iniziato nel 2006 con l’ uscita di First Impressions of Earth, che ha visto gli Strokes impegnati a sviluppare progetti solisti. Casablancas sembra, con questo disco, voler ‘ chiudere il cerchio ’ e dimostrare tutte le sue capacità creative surclassando i lavori individuali del resto della band. Come lui stesso ha dichiarato: “gli Strokes non credo siano ancora pronti per fare quello che io avevo in testa, quindi ho dovuto farlo da solo.” Questo si evince anche da quanto scritto sul disco – tutta la musica e le parole sono di Julian Casablancas – tanto per sottolineare che l’ unico pronto a concepire un disco del genere fosse solo lui.
L’ album si compone di otto canzoni stilisticamente diverse tra loro e che segnano un cambiamento rispetto a quello che era il sound degli Strokes anche se qualcosa rimane in Out of the Blue e River of BrakeLights dove i suoni della chitarra ed i ritornelli sembrano gli stessi della band newyorkese. Per il resto Casablancas punta dritto al synth rock elettronico riuscendo a non scadere mai nel banale electro-pop commerciale, come è capitato ad altri gruppi tra cui Editors e Maximo Park e, riuscendo a creare quell’ atmosfera artificiale tanto cara a Wilde.
11th dimension è il disco di lancio e chiarisce subito le idee all’ ascoltatore. Ritmo della batteria accelerato e martellante e un continuo rincorrersi di suoni elettronici a cui si somma la voce di Julian. 4 chords of the apocalypse è a tutti gli effetti una electro ballad come Ludlow St. può essere definita country con uno splendido assolo di banjo. Il disco si chiude con due pezzi molto simili Glass e Tourist più lenti rispetto al resto del disco ma nei quali possiamo apprezzare la bellezza dei testi e la maturità musicale di Julian Casablancas. Al termine dell’ ascolto viene quasi il rammarico che le canzoni siano solo otto ma, in fondo, è apprezzabile anche questa scelta dell’ artista che non ha voluto inserire altri 3 pezzi per arrivare alle canoniche 11 canzoni lasciandoci così un disco di altissimo livello dove le canzoni sono tutte sullo stesso piano.

Simone Brengola