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JULY SKIES

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JULY SKIES

?The Weather Clock?

(Make Mine Music, 2008)

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Scenario. Country house britannica. Migliaia, i chilometri di distanza. Centimetri di differenza, nelle intenzioni. Al terzo album, il mondo in ritardo che si dilata, nel flanger, l?emblema onnipresente tra feedback infiniti in un riff evanescente, poi solo il piano risuona nel ventre della terra (Broadcasts For Autumn Term, Waiting For The Test Card).

La canzone non resiste (Girl on The Hill, One Morning in May), scompare, la bruma inghiotte le forme, la melodia riecheggia lontana. Paesaggi che scorrono (See Britain By Train), le chitarre infinite, scorci di campagna (Holidays to Wales), chiamatelo come volete, dream-pop, pipe organ e clarino il suo vezzo, Distant Showers Sweep Across Norfolk Schools, una dolcezza senza tempo, prima del sogno finale (Skies For Nash).

Album che toglie il fiato e continua nell?Lp allegato, alti venticinque minuti di rivisitazioni oniriche. L?ascolto, una questione privata da condividere col mondo intero. Un po? come il sesso, altra faccenda estremamente personale che talvolta sarebbe bene dividere con un’altra persona.

Marco di Bella

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