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Kawaita me – Zephiro

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Il tempo è relativo

L’esperienza quotidiana dà spesso vita ad adagi sulla velocità del trascorrere del tempo in relazione all’uso che se ne fa, alla compagnia con cui lo dividiamo e ad altre variabili. La compagnia degli Zephiro e del loro “Kawaita me” ha agito sul mio tempo in maniera strana ed imprevedibile. La band romana, attiva dal 2002, ha pubblicato l’album “Immagina un giorno” nel 2006 e collezionato più di 300 live in dieci anni, dividendo il palco con (tra gli altri) Carl Palmer, i Diaframma ed Enrico Capuano, esibendosi in Italia, Stati Uniti e Giappone. Nel 2012, a cavallo tra i due tour effettuati in terra nipponica, gli Zephiro danno alle stampe “Kawaita me”, contenente tre pezzi in lingua italiana e due in giapponese. Cinque canzoni per venti minuti di musica, che scorrono lenti, ma non per noia, anzi: si ha infatti la netta sensazione di poter distintamente percepire ogni secondo, perché ogni istante nella musica degli Zephiro ha uguale dignità ed importanza. Il tipo di rock che propongono si congiunge con grande abilità al miglior pop italiano, sia dal punto di vista delle melodie (sulle quali si incastrano perfettamente le liriche non banali), che dal punto di vista strumentale: le ritmiche, tanto asciutte quasi efficaci, sanno tessere un tappeto al servizio delle chitarre, ma soprattutto della voce, creando un continuo ed interessante gioco di incastri, dove nulla prevale e tutto conta. Le canzoni di “Kawaita me” sono scritte benissimo da gente che sa suonare insieme: è questo il loro pregio migliore. E vi assicuro che non è per niente scontato riuscire a trasmettere con un ep tutta l’alchimia che un gruppo riesce ad instaurare in anni di concerti e di prove. Gli Zephiro ci riescono. E il tempo che passerete con loro – lento o veloce che sia – sarà prezioso.

Flavio Talamonti