Home Cultura Musica e Rumori di Fondo

Kings of Leon – Come around sundown

SHARE

Quando hanno iniziato a fare musica, a metà tra folk e rock nel ’99, i fratelli Followill probabilmente non avevano come termine di paragone gli U2. Qualcosa però è cambiato e, in una decina di anni, i 4 ragazzi di campagna sono diventati una delle più grandi rock band del panorama internazionale, passando dai palchi in legno sorretti da balle di fieno del profondo sud U.S.A. alle arene ed agli stadi. Anche la loro musica ha seguito la stessa evoluzione e li ha portati tra Muse, Coldplay e altri a contendere lo scettro di re del rock a Bono e compagni.

Questo quinto lavoro, Come Around Sundown, segna una nuova nascita per la band. E’ netto il cambiamento e l’approccio al disco. I precedenti album erano pensati per un ascolto più ‘privato’ o al massimo per qualche hit di ‘sfondamento’, questo, tranne qualche eccezione, è un disco concepito per suonare bene live davanti a 50 mila persone. Proprio per questo è un lavoro anche più divertente, allegro, pop. Canzoni come Pyro e No Money sono semplici ma di grande impatto. Radioactive, singolo di lancio, è la nuova Use Sambody. Tanti cori rispetto al passato sono un ulteriore segno della voglia di far cantare la folla. Non manca però qualche momento più riflessivo e studiato come le apprezzabili The Face e Mi Amigo o la ballata rock anni 50/60 Mary, forse il momento più alto, a livello creativo, dell’intero disco.
Un disco che scorre via bene, traccia dopo traccia, senza farci annoiare e magari facendoci anche tornare indietro per riascoltare qualche canzone particolarmente d’impatto. Però manca qualcosa, quel qualcosa che a mio parere è sempre mancato ai Kings of Leon, il colpo di genio, il cambio di voce che non ti aspetti, un suono distorto che volutamente stona ma sta bene, il riff di chitarra che non puoi smettere di ascoltare, ecc, ecc. Dischi così ti fanno innamorare per il primo mese ma finiscono presto ricoperti dalla polvere perché stancano facilmente. Live stanno riscuotendo un buon successo, c’è da chiedersi se tra qualche mese chi ha riempito gli stadi avrà ancora il cd in macchina.

Simone Brengola