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La Chiesa di Sant’Onofrio e il ricordo di Torquato Tasso

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La chiesa di Sant’Onofrio si trova sul Gianicolo all’interno dell’omonima piazza, dedicata al martire del IV secolo, patrono dei tessitori.


Si tratta, in realtà, di una chiesa e di un convento, costeggianti la passeggiata del Gianicolo e collocati al termine della salita di Sant’Onofrio, una strada stretta con a tratti delle scalinate, che congiunge via della Lungara al Gianicolo. Una posizione particolare, che gode di una vista mozzafiato sul centro storico di Roma e sulla Basilica di San Pietro.
La chiesa venne costruita nel 1439 in un’area di difficile accesso, prima occupata dall’oratorio fondato venti anni prima dal beato Nicola da Forca Palena. Venne completata nel 1588 da Papa Sisto V a titolo presbiteriale, per poi essere restaurata nel 1946.
Un po’ più in alto rispetto al convento, dalla parte opposta alla passeggiata del Gianicolo, è stata conservata la cosiddetta “Quercia del Tasso”, sotto la quale si dice che il poeta andasse a meditare. Il luogo venne poi utilizzato da San Filippo Neri come meta di passeggiate, e fu adibito ad anfiteatro dalla sua congregazione, divenendo luogo di intrattenimento e svago. Ancora oggi esso è sede di rappresentazioni teatrali all’aperto, soprattutto in estate.
Nel 1842 l’albero venne colpito da un fulmine, perciò oggi si può vedere solo un moncone di questa imponente quercia monumentalizzata.
Davanti ad essa è stata posta una lapide sulla quale si legge : “All’ombra di questa quercia Torquato Tasso vicino ai sopirati allori e alla morte ripensava silenzioso le miserie sue tutte e Filippo Neri tra liete grida si faceva co’ fanciulli fanciullo sapientemente MDCCCXCVIII”. All’esterno la chiesa è preceduta da un sagrato erboso chiuso su due lati da un piccolo portico con archi rinascimentali sorretti da colonne antiche sopra le quali si alza una loggia ora chiusa e nel mezzo del sagrato è stata posta una fontana.
L’interno è composto da un’aula rettangolare, con volte a crociera, abside poligonale e cinque cappelle laterali, di uno stile rinascimentale. La chiesa è divisa in tre campate, una centrale e due laterali, che conservano al loro interno non solo opere pittoriche ma anche pregevoli sculture. Il monumento funebre di Torquato Tasso venne commissionato da Bonifacio Bevilacqua e risale al 1608. Esso è situato nella prima cappella a sinistra, dove è anche sepolto il poeta.
Sulla porta della Cappella della Madonna del Rosario ci sono le Sibille di Agostino Tassi. La chiesa è fornita di tre campane e la più piccola è detta la “Campana del Tasso” perché accompagnò gli ultimi momenti di vita del poeta seguitando a suonare fino al giorno della sua morte, il 25 aprile del 1595. Rischiò di essere fusa dai garibaldini per fabbricare dell’artiglieria durante la difesa della Repubblica nel 1849, ma Garibaldi la risparmiò di fronte alle suppliche del superiore del convento.
La parte più antica del convento è sicuramente il chiostro, a cui si accede dal portico costruito intorno alla metà del XV secolo. In occasione del Giubileo il Cavalier d’Arpino affrescò le lunette con le storie di Sant’Onofrio. Ma sono le stanze al primo piano a costituire il luogo più suggestivo e panoramico, note per aver dato rifugio alle ultime angosce di Torquato Tasso, che vi arrivò da Napoli dietro la promessa di Clemente VIII di incoronarlo poeta, come era stato per Petrarca secoli prima. Tasso, però, morì il giorno prima della suddetta incoronazione. Le tre stanze dove visse costituiscono ancora oggi il museo in suo onore, e all’interno vengono conservati manoscritti e antiche edizioni delle sue opere, la sua maschera funebre e la pietra tombale che indicava nella chiesa il luogo della sua sepoltura, ancor prima che venisse eretto il monumento.
Il complesso è sotto la tutela dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. In omaggio a Torquato Tasso la chiesa di Sant’Onofrio divenne una delle tappe predilette da artisti e letterati.

Emanuela Maisto