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Lateralus – Tool

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Lateralus - Tool cover

Non ascoltate questo album. Non senza la giusta predisposizione d’animo, perlomeno.

Perché se è vero che quando la musica vuole (e riesce) a dire qualcosa di significativo e innovativo c’è la possibilità di trovarsi di fronte a un capolavoro, con “Lateralus” dei Tool – band di Los Angeles attiva dal 1991 – c’è il rischio di trovarsi di fronte al capolavoro “definitivo”, all’ultimo album che ascolterete in vita vostra (e oltre, per chi ci crede). In dieci anni di carriera – “Lateralus” esce nel 2001 – i Tool riescono a unire in un modo unico e ad oggi ancora mai eguagliato nei risultati il progressive degli anni ‘70 con il rock estremo del metal e del grunge, arrivando a dare alle stampe all’inizio del secolo uno degli album più cupi mai scritti, la perfetta colonna sonora dell’Apocalisse. Lungo tutto il disco permane un senso di sacralità, come se per tutti gli ottanta minuti dell’album i Tool cercassero di evocare spaventose entità aliene (sì, sarò banale ma Lovecraft mi viene in mente ogni volta che ascolto questo disco), tutto questo attraverso la voce di Maynard James Keenan, una delle più espressive ed aggressive di tutto il panorama metal, che canta testi carichi di forte pessimismo esistenziale, intrisi di sofferenza e di rabbia. La sezione ritmica è a dir poco impressionante: la batteria di Danny Carey è indiscutibilmente uno dei punti di forza del disco, tecnicamente ineccepibile e musicalmente devastante, con i suoi giri ipnotici che si legano a doppio filo al basso di Justin Chancellor e ai suoni e ai riff delle chitarre di Adam Jones. Tutti e quattro i componenti della band partecipano alle variazioni armoniche, melodiche, dinamiche e ritmiche – sempre inaspettate ma mai fuori luogo – di cui Lateralus si compone. Il miglior disco metal degli ultimi quindici anni, ed uno dei più significativi nell’intera storia della musica.

Flavio Talamonti