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Le Carote Sbriciolate: un’insalata di musica

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La musica oggi la può fare chiunque. La musica deve trasmettere emozioni, e lo può fare anche con il suono di secchi della spazzatura. Di ragazzi che, adolescenti, decidono di formare una band e di cominciare a suonare, quasi per gioco, ce ne sono un’infinità.

 

Per emergere ci vuole quindi un qualcosa che ti possa distinguere, che ti dia uno stile, un’attitudine particolare.

Le Carote Sbriciolate hanno questo qualcosa. Cominciano tra i banchi del liceo (anno 1998), in tre, suonando punk (come un’infinità di band liceali) e, oggi, dopo 10 anni, in sei, si sono tolti grandissime soddisfazioni. Negli ultimi due anni sono saliti su palchi come quello del “Vudstok in Sabina”, del “PositiveVibration” a Colfelice e del festival pugliese “AreRock”. Hanno vinto quest’anno le finali regionali di “Primo Maggio tutto l’anno” giungendo così tra i primi 40 gruppi in Italia su 885 candidature, il “QuadraRock 2008?” e il concorso “Talenti per Natura”, organizzato da RadioLifeGate, permettendogli di aprire il concerto agli Africa Unite. Sono presenti con il brano “La Linea” nella compilation “Cinico Demo Zone ’08”, la compilation uscita da poco, con 11 artisti emergenti prodotta dall’etichetta Cinico Disincanto. Inoltre per un certo periodo, nei primi anni del 2000 hanno assunto la nomina di coverband ufficiale del gruppo spagnolo Ska-P.

Insomma un bel curriculum. Ma quello che probabilmente è il segreto, quel qualcosa a cui si faceva riferimento prima, è l’eclettismo musicale. Loro stessi ce lo spiegano benissimo: “Che musica facciamo ora? L’intento è quello di Cupido. Le Carote Sbriciolate scoccano frecce su generi diversi, che non fanno in tempo ad accorgersene e sono già innamorati e fusi nei loro brani conditi da groove incalzanti. I testi, in bilico su tematiche sociali che sfiorano il surreale, si insinuano tra il dub inglese e il rock elettronico, passando per il reggae e il surf. Da una commistione così potrebbe uscire Frankenstein, ma le cuciture non si vedono: esce fuori qualcosa di nuovo, di unico e coerente, liscio, e con le unghie affilate”. Un Frankenstein senza quelle brutte cuciture quindi, questo è il loro genere. La metafora non poteva essere più azzeccata, perchè se da un lato hanno questa “schizofrenia” musicale che li porta ad avere riferimenti musicali che “stonano” tra loro, dall’altro cercano sempre un’identità (a volte proprio attraverso questa stonatura), un’unità musicale che abbia un senso. E ci riescono benissimo: brani come “La Linea” o “Felici e Scontenti” hanno un ritmo coinvolgente, delle melodie che il basso, la chitarra e le tastiere intrecciano tra loro in modo molto delicato ma allo stesso tempo incisivo.

I testi meritano un discorso a parte, perchè come la band sottolinea, l’aspetto comunicativo della loro musica è forte. Quindi, se dal vivo sono alla ricerca “di quell’atmosfera che ci faccia perdere la testa sul palco”, è perchè solo in quel modo riescono a rendere veramente. Ma per ottenere ciò, le condizioni devono essere ottimali, e l’importanza data alle voci nei live per loro non è assolutamente secondaria: “Se il pubblico riesce a capire le parole e il messaggio contenuto nei nostri pezzi il concerto viene sicuramente apprezzato di più”. Ascoltate la reggaeggiante “Rum e Pera” per farvi un’idea. Il titolo è qualcosa di molto comune tra i giovani, ma il testo dice molto di più.

Ah, dimenticavo! Per chi se lo stesse chiedendo il nome si riferisce ad una marca di palloni da Basket che le “Carote” usavano al Liceo.

Sul loro sito www.carotesbriciolate.it e sul myspace www.myspace.com/carotesbriciolate troverete maggiori informazioni sulla band.

Marco Casciani