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Livia Ferri: una dolce camminata attraverso la vita

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RDF 130 - Livia Ferri

Una tazza di tè fumante mentre fuori piove

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso: non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale (…) Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto e ovunque, in tutto ciò in cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose”.

Christopher McCandless (Emile Hirsch) in Into The Wild di Sean Penn, 2007

Questa idea delle citazioni a inizio rubrica mi sta sfuggendo di mano, lo ammetto. E non perché discretamente impegnativa nella selezione, non troppo originale, nonché lievemente paracula: ma perché tremendamente narcisistica e autoreferenziale. Col passare degli articoli mi sono reso conto di come le citazioni che ricercavo non fossero le frasi che giudicavo migliori ai fini di una prima descrizione sintetica dell’album e del gruppo di cui mi accingevo a scrivere, ma erano le frasi che reputavo essere le migliori fotografie delle sensazioni generate in me grazie all’ascolto del disco di turno. “A path made by walking”, l’ultimo album di Livia Ferri, parla di Livia Ferri, dal primo all’ultimo secondo: traspaiono fortissime le sue influenze (da Jeff Buckley, presente come un piacevole fantasma ispiratore in quasi tutti i pezzi, ai Talk Talk di “Laughing stock” – come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, uno dei più begli album della storia tutta – fino a Nick Drake, passando per gli Sparklehorse); traspaiono la sua sincerità, il suo amore per le canzoni che compone, la sua fortissima e capace scrittura, la sua testardaggine nel ricercare la nota giusta, la parola giusta, la sfumatura giusta da inserire al posto e al momento giusto; traspare il mio pensare di conoscere Livia Ferri da sempre, senza averla mai incontrata, senza averci mai parlato, senza mai averci avuto nulla a che fare; ma, per le mie abitudini, ascoltare lo stesso album una volta al giorno per diversi giorni di fila diventa segno indelebile di una potenza che avvolge e che fa viaggiare con la mente, che riesce a trasmettere attraverso un qualche misterioso tipo di osmosi via musica un bagaglio di sensazioni, di emozioni, di esperienze emotive, di sguardi insistenti o appena soffermatisi sulla vita tutta, sul quotidiano, sulle esperienze più devastanti come su quelle più (apparentemente) insignificanti. “A path made by walking” è una tazza di tè fumante mentre fuori piove: e, senza sapere bene perché, ti fa stare bene come non stavi da tanto tempo.

Flavio Talamonti