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London Calling – The Clash

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Clash cover

Una ‘nuova’ base musicale da cui ripartire

In ambito storico-sociale la protesta fine a sé stessa, se a volte inevitabile nell’esplosione iniziale, è però sempre insostenibile nel prezzo da pagare all’alba del suo tramonto, quando ciò che c’era è finalmente stato, e ciò che dovrà essere ancora non c’è, o peggio ancora non ci sono le basi per la sua costruzione. Il movimento punk della fine degli anni Settanta fu il figlio illegittimo dei movimenti del ’68, nei quali la violenza era una delle espressioni possibili della protesta sociale, e non la naturale conseguenza della rabbia per i risultati non ottenuti. “London calling” dei Clash fu il terzo album della band inglese che, insieme ai Sex Pistols, era stata uno dei due portabandiera del punk britannico, e uscì alla fine del 1979, poco prima di quegli anni Ottanta che furono lo scenario per l’inizio della fine delle grandi ideologie e delle grandi proteste di piazza. Musicalmente parlando, i Clash hanno anticipato con il loro terzo lavoro le conseguenze della fine delle proteste e del punk: l’album si presenta come un immenso e riuscito mix di vari generi storici riletti in chiave punk, dal rock’n’roll al folk, nella consapevolezza che l’ondata dissacratoria e distruttiva del punk aveva sì distrutto i valori delle generazioni precedenti, ma non era stata capace di crearne di nuovi. I Clash si ritrovarono così con la necessità di rifondare una nuova base musicale da cui ripartire, partendo dalle esperienze del passato e rileggendole attraverso le lenti della protesta, ponendo le basi per gran parte del futuro della musica rock. Riuscendoci egregiamente, con pezzi come la titletrack, “The guns of Brixton” e “Spanish bombs” e tanti altri, che formano uno degli album culturalmente più importanti degli ultimi quarant’anni.

Flavio Talamonti