Home Cultura Musica e Rumori di Fondo

Madonna all’Olimpico: il pop in salsa dantesca

SHARE

Ieri sera, allo Stadio Olimpico, la prima tappa italiana del tour di Madonna. Noi c’eravamo: ecco il nostro report sulla serata e le nostre impressioni.

 

Lo Stadio Olimpico era gremito di gente che ha aspettato impaziente fin dalle tarde ore della mattinata per accaparrarsi un posto d’onore. Dalla curva nord alle tribune, fino a tutta l’estensione dell’immenso prato, è stato un continuo susseguirsi di volti eccitati dal vedere l’unica, vera cantante pop ad oggi esistente. Perché è così: nonostante si avvicendino nuove e vecchie icone femminili della musica pop, da Lady Gaga (probabilmente la più simile nello stile e nelle ambizioni) a Kylie Minogue, da Katy Perry a Lana Del Ray, le artiste donne di oggi non riescono a primeggiare nel confronto con la diva per eccellenza. I live di Miss Ciccone continuano ad essere una conferma anche per chi non è un suo fan sfegatato o un nostalgico dei suoi esordi.

ATTESA SNERVANTE – Nonostante l’apertura dei cancelli fosse prevista per le 17, probabilmente per le prove ritardate che si sono protratte per tutto il pomeriggio fino alle 19, il pubblico è riuscito ad entrare solo alle 18:30, in una calca scomposta ed estasiata. La lunga attesa ha reso le persone particolarmente stanche e agitate, ma il tutto si è risolto una volta preso posto, quando Madonna ancora stava ultimando le prove dello show sul palco.

MARTIN SOLVEIG – Un dj set un po’ moscio quello di Martin Solveig, artista francese esploso soprattutto con la hit “Hello”. C’ha provato, non c’è dubbio, a scaldare la folla, ma lo spettacolo non è riuscito granché. Durato un’oretta e lasciando un gap di rinnovata attesa fino allo show di Madonna, Solveig ha proposto brani mixati di Maddy e di altri artisti, tra cui Gotye e la sua “Somebody that I used to know”, unico brano oltre al suo pezzo di punta che è riuscito ad animare un tantino il pubblico sempre più irrequieto ed esausto.

INTRO SATANICO – Alle 22:15 finalmente ecco iniziare il grande show. Le atmosfere sono oniriche, alla Eyes Wide Shut, dove satanismo ed esoterismo si mescolano con una gran classe ed effetti scenografici degni di un set di Kubrick. Santoni intonanti nenie ataviche, uomini con facce da caprone e ali da diavolo, demoni che escono da ogni dove grazie anche alle spettacolari pedane a scomparsa (e comparsa) che per tutto il live hanno movimentato lo stage. Ed ecco lei, in controluce, ergersi come una dea con alle spalle una gigantesca croce con inciso “MDNA”, Madonna, per l’appunto. L’artista è nota per i suoi riferimenti alla Chiesa, come qualche anno fa dove sempre a Roma si crocefisse durante il suo “Confession Tour”, scena di indubbio impatto che scatenò le ire furibonde del Vaticano. Un episodio che ricorda anche lei stessa, che ha dichiarato durante il concerto di non “sapere mai bene cosa potrebbe accadere a Roma” ma che è anche per che le “piace vivere pericolosamente”.

CAMBI D’ABITO E DI REGISTRO – Uno show mozzafiato dove è venuta in luce tutta l’energia della star, invidiabile per la sua età e per la sua lunga carriera che non sembra aver attecchito sul suo encomiabile carisma. Madonna ha saltato e ballato, si è vestita, svestita – ha mostrato generosamente un cospicuo pezzo di perizoma, scoprendosi il lato b e ammiccando sorniona al pubblico in delirio – e rivestita nel giro di pochi minuti, cambiando look e trasformandosi. Dapprima, in tutina nera super attillata, mentre si ricreavano scenari alla James Bond pieni di schizzi di sangue ad ogni sparo (riprodotto sui maxischermi che erano parte integrante della scenografia) e con le note di “Girl Gone Wild”,”Revolver” e soprattutto la spettacolare “Gang Bang”, ma anche la vecchia e intramontabile “Papa Don’t Preach” durante la quale l’artista è stata metaforicamente “divorata” da inquietanti uomini incappucciati. Poi come sexy majorette impertinente, dove non si è risparmiata nel dare una “strigliata” alla sua avversaria Gaga. Eccola quindi che inizia con “Express Yourself” per attaccarci senza scomporsi “Born this way”, la hit che ha portato la Germanotta al successo ma che pare essere stata ripresa dalla vecchia canzone di Miss Ciccone, per poi concludere il pezzo attaccandoci un’altra hit di Madonna, dal chiaro messaggio, ovvero “She’s not me”: lei non è me.
Si è poi data ad un registro più folk, chitarra alla mano da strimpellare e casta gonna in pizzo, con un bel riarrangiamento tribale di “Open your Heart”, dov’è simpaticamente apparso anche suo figlio Rocco.
Un video forte, sulle note di “Nobody Knows Me” ha aperto la parte finale del concerto. Il volto di Madonna con mille altri volti sovrapposti tra cui quelli del Papa, di Hitler e di moltissimi altri personaggi politici e non, che si chiude con fotografie, nome e data di nascita e di morte di adolescenti gay suicidatisi in quanto vittime di bullismo. Al video sono seguite polemiche ma anche moltissimi applausi.
E ancora eccola nei panni dell’ambiguo personaggio di “Vogue”, con gli abiti disegnati da Jean Paul Gaultier compreso il sexy corpetto rivisitato ma con le note coppe del seno appuntite. Qui si è dimenata in un audace balletto comprensivo di numerose toccate nelle parti basse e in una meravigliosa e delicatissima “Like a Virgin” riarrangiata al piano, pregna di atmosfere noir – con lei rimasta in reggiseno e durante la quale ha scoperto il lato b (a Istanbul aveva scoperto un capezzolo) – e sensualità.
Verso la fine di questo viaggio dantesco, iniziato con atmosfere infermali per poi trasformarsi in una specie di personaggio di “Guerre Stellari” e concludendo questo viaggio di 1 ora e 45, frenetico, fatto di pause video e coreografiche dove il corpo di ballo – notevolissimo! – ha fatto da padrone, con movimenti sfrenati sulle note di “Celebration” e la scomparsa della star dal centro del palco con un “bye!” e senza alcun bis, su una di quelle pedane che tanto si sono mosse durante lo show.

ECCITAZIONE E DELUSIONE – Dalle testimonianze raccolte, molta eccitazione e qualche rimpianto. Lo show di Madonna è stato definito decisamente più bello dello “Sticky and Sweet tour” e quasi al pari del “Confession tour”, parlando degli ultimi live. La delusione viene dalla lunghissima attesa per vederla apparire sul palco, dalla scaletta – forse dovuta al fatto che comprendesse, come ovvio che sia, molti pezzi del nuovo album che non ha lasciato un segno rispetto ai precedenti – e dalla durata del live, che non è riuscito a toccare le due ore, che ha compreso molte pause e intermezzi e che non ha previsto alcun tipo di bis. Altro dubbio è stato sul costo troppo elevato dei biglietti, che andavano dai 50 ai 180 euro, fattore che ha contribuito probabilmente al non ottenimento del sold-out, riuscendo a guadagnare circa 42.000 presenze.

Non si può negare, nonostante qualche polemica qui e lì, che lo show di Madonna rimane comunque unico nel suo genere. Uno spettacolo estremamente curato nelle scenografie e nelle ambientazioni, dove lei rimane la regina incontrastata in fatto di carisma e immortalità sui palchi internazionali. Un mito che probabilmente rimarrà intatto e non potrà essere mai scalfito, come pochi sono riusciti ad oggi a fare.

Serena Savelli