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Marco Polo – Flavio Giurato

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musica 133 - Flavio Giurato cover

Cantautore romano, di quelli veri

Apparentemente, negli ultimi tempi, sembra che a scrivere una canzone siano buoni (?) veramente tutti. Da chi ha preso in mano la chitarra per la prima volta l’altro ieri e strimpella due accordi in croce, a chi ha finalmente imparato come si cambiano i suoni della pianola (e non uso il termine “pianola” a caso), in parecchi (con l’aiuto di tanta bella retorica fuorviante di stampo televisivo) si improvvisano prima cantanti, e poi (Dio ce ne scampi!!!) “cantautori”, termine odioso che vuol dire tutto e niente, almeno oggi a diversi decenni dal suo primo utilizzo. Perché oggi il termine cantautore viene automaticamente applicato a chi, imbracciando una chitarra o sedendosi davanti a un pianoforte, si appresti a cantare un pezzo scritto e composto di proprio pugno: l’uso del termine in questo caso è limitato solo al lato tecnico della questione, e non al problema della qualità di chi scrive, al di là della evidentemente discutibile qualità di quasi tutta la produzione “cantautorale” mainstream e di parecchia musica “cantautorale” indipendente. Le virgolette sono d’obbligo quando un termine viene ormai utilizzato indiscriminatamente e senza criterio alcuno. Se avete interesse a riscoprire il caro vecchio cantautorato di una volta, quello che ormai ha più di 30 anni anagrafici ma sembra scritto tre ore fa, vi invito a recuperare “Marco Polo” di Flavio Giurato, cantautore (di quelli veri) romano, che dopo questo concept album (datato 1984) si preparava a rimanere in silenzio per i successivi diciotto anni. Questo probabilmente per l’immeritato insuccesso dell’album di cui sopra, oggettivamente un capolavoro in anticipo sui tempi, una perla riuscitissima sia nella scrittura che negli arrangiamenti. Recuperatela, se non altro per (ri)scoprire che quando si scrive musica il cuore dovrebbe sempre fare da padrone.

Flavio Talamonti