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Marea – Koo

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musica 115 - koo

Il concetto di auto-produzione è proprio della quasi totalità degli esordi discografici, soprattutto all’interno del panorama della musica indipendente: si è spesso enormemente gelosi della propria creatura musicale, nonché insicuri della sua presa sul pubblico, e per farle raggiungere la maturità l’autore la testa in decine di prove e concerti, attraverso i quali affinarla e farla crescere, stravolgerla e, nel caso, ucciderla.

Quindi, qualsiasi sia la sorte del risultato del proprio ingegno creativo, ci si arriva sempre dopo un lungo processo di riflessione, più o meno travagliato: e “riflessione” potrebbe essere la parola migliore per racchiudere a pieno “Marea”, l’ep d’esordio dei Koo, quartetto romano che da tempo si distingue all’interno del panorama dei locali della Capitale. Riflessione, dicevamo: le canzoni dei Koo infatti suggeriscono l’idea di essere frutto di un processo di ricerca lungo e faticoso, dove nessuna nota viene lasciata al caso, e dove ogni parola ha il giusto peso che le spetta all’interno dei testi, dove tutto è studiato ma non freddamente calcolato, anzi. E tutto questo per creare le giuste suggestioni capaci di emozionare l’ascoltatore, e – per l’appunto – di farlo riflettere, su sé stesso e sul mondo che lo circonda. Le liriche di Valerio Cicchinelli (voce e synth) parlano di ricordi che riaffiorano (Marea), di rabbia repressa ma non sopita (Fosse sabbia), di personalità fagocitate dal mare di banalità nel quale sguazzano i frequentatori dei social network (Status), di temi quindi contemporanei ed insieme universali, che l’ipnotica sezione ritmica (Flavio Varisco, batteria, ed Umberto Andreacchio, basso) ed il fascino delle linee di chitarra di Giancarlo Andreacchio riescono ad impreziosire sapientemente. Dal sottoscritto (e presto anche da voi) è fortemente richiesto un degno seguito a questo ottimo primo lavoro.

Flavio Talamonti