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Meet the Wolf

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Introspezione a suon di stoner rock

L’articolo che segue è la sintesi di un simpatico incontro con il front man dei Meet the Wolf, supergruppo emergente nella realtà romana, che fonde gli approcci tipici del Desert Rock e dello Stoner con quegli elementi che rendono eteree e che allargano le sfumature psichedeliche del Post Rock.

I Meet the Wolf sono una storia giovanissima ideata da Flavio Mercuri (voce e chitarra), Max Leporatti (voce e basso), Manuel Minerva (chitarra) ed Antonio Puledda (batteria). La band si forma solo nel 2015 ma un anno è sufficiente a raggiungere piccole (e grandissime!) soddisfazioni, come la vittoria nei passaggi delle novità a Radio Rock con il singolo “Different or One”: il pezzo è risultato il più votato dagli ascoltatori rimanendo in rotazione per 4 settimane a discapito di band come Metallica, Placebo, Korn! “È stato elettrizzante – ci dice Flavio – è una canzone di matrice Punk, breve e fastidiosa. È il veloce e polveroso racconto di una notte mediocre, di quelle che ti capitano a grappolo quando vivi veloce e bruci veloce. E che alla fine, però, ti fa sentire in compagnia”.

Ascoltandoli è evidente l’influsso di Mr. Josh Homme e dei suoi Queens of the Stone Age, ma è impossibile tralasciare le influenze dei Black Sabbath o dei Kyuss. “Tutti i membri del gruppo hanno ascolti molteplici e trasversali ma hanno sempre manifestato un debole per le band di Palm Desert o dalla Bay Area negli anni ’80, così come la scena di Seattle dei ’90. Andiamo per aree geografiche noi!”.
L’unico lavoro all’attivo della band è l’EP “Ourselves” nel quale gli arrangiamenti rivestono di grinta e immediatezza; i testi, curati, profondi e soprattutto mai banali, nei quali il filo conduttore dell’auto comprensione si confronta con il modello relazionale contemporaneo e le sue libertà, a volte solo apparenti, e le sue schiavitù, a volte nemmeno comprese.

“Meet the Wolf” è un invito solerte all’introspezione. Ad accelerare quel processo che ci mette a confronto con noi stessi e che ci propone spesso l’incontro con visioni di noi alle quali non siamo abituati. E non in termini di allusione alla nostra parte animale (di quella siamo già ben coscienti), ma in termini di possibilità di cercare qualcosa che rifugge, che possiamo scorgere nelle ombre di un bosco, e che potremmo essere costretti a inseguire in un territorio sconosciuto e nuovo, impervio e soffocante ma liberatorio”.

Quali sono i 5 album che più hanno influenzato il tuo percorso interiore ed artistico? “Avevo forse 12 anni, frugando in delle scatole durante un trasloco ho trovato uno di quei bauletti di plastica chiusi con una cerniera. Nero. Nel bauletto c’erano 8 spazi per audio tape tutti pieni e le cassette, ovviamente, duplicate e con le copertine scritte rigorosamente a penna. Quello è stato il mio battesimo. La mia genesi e la mia più grande fortuna. I tesori nascosti esistono. Noi non siamo fortunati o non siamo abbastanza curiosi per trovarli: Black Sabbath – Black Sabbath; Master of Puppets – Metallica; In Utero – Nirvana; Led Zeppelin IV – Led Zeppelin; A Momentary Lapse of Reason – Pink Floyd”. Per accostarvi a questa superband consigliamo “Different or One” (io) e “Running for Nothing” (Flavio).

(Un ringraziamento davvero speciale a Flavio Mercuri)

David Gallì