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Mèsa

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Fino a ieri, la si poteva incontrare nei locali di tendenza di Roma, ma anche nei giardini privati, invitata a suonare per dilettare una serata: “Mi bastavano un divano o una sedia e io cantavo le mie canzoni. Posso ancora farlo, in realtà”. Adesso, dopo un Ep, Federica Messa, in arte Mèsa (“con l’accento aperto, mi raccomando!”) ha pubblicato il suo primo album di inediti: Touché. Una stoccata, la sua, con la chitarra, che suona da sempre e imbraccia con enorme disinvoltura, per proporre musiche e testi che scrive rinchiusa nella sua cameretta. Siciliana di origine, ma romana di nascita, anche se fa di tutto per sviluppare, dice lei, un livello di romanità convincente: “Sono cresciuta al Torrino, in una zona periferica di Roma, fin quando non ho iniziato a fare serate in zone molto più centrali come San Lorenzo, Pigneto, San Giovanni, dove capitavo per caso ogni tanto, ma non avevo questa conoscenza approfondita della mia città. In questi ultimi anni sto diventando più romana. Amo molto Roma, soprattutto adesso che inizio a fare questo mestiere, sono fortunata a essere qui”. Ad accorgersi di lei è Bomba dischi, etichetta discografica dal gran fiuto, quella di Calcutta per intenderci, ed esce, lo scorso 2 marzo, con questo disco dal titolo francese. I brani, tutti prettamente autobiografici, sono ben undici, e, rievocando il titolo, ogni canzone sembra un incontro di scherma dove non importa tanto chi vince o contro chi si gareggia, quanto il non aver paura di gridare «touché». “Di solito, più che una ricerca, è un modo per capire quello che è successo in un determinato periodo, in un momento particolare della mia vita. Scrivo dopo che nella realtà sono successe delle cose davvero e poi è un mio modo per mettere un punto, mettere a fuoco le cose. Non è un voler ricercare, piuttosto un voler dare un nome alle cose, nelle canzoni. Nasce tutto da quelle che sono le relazioni che ho, di vario tipo: sentimentali, d’amicizia”. Le canzoni di Mèsa sono caratterizzate da una sottile malinconia, definite da molti critici come “struggenti ed emotive”. Ottima rivelazione degli ultimi anni che sicuramente troverà spazio in un panorama romano ed italiano abbastanza mediocre.

Guido Carnevale


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