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Intervista ai Mushroom’s Patience

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Dither Craf, artista poliedrico e fondatore della band.

È decisamente riduttivo tentare di inquadrare in qualche genere i Mushroom’s Patience: descriverli sembra tentare di definire un colore e circoscrivere la loro musica all’interno di categorie è frustrante. Se veramente esiste un’utilità nello scrivere un pezzo su una band, allora credo che sia quella di farli conoscere a chi non ne ha ancora sentito parlare. E allora ecco qualche informazione secca e concisa, qualche chiave di ricerca: classe 1985, 9 album, psichedelia, industrial, sperimentazione sonora, musica d’avanguardia, pop atonale, Arezzo Wave anno 1989. Sono passati tanti anni eppure sono ancora qui a combattere il declino della musica e la lobotomizzazione dei cervelli (spesso mettendo realmente in scena l’alienazione, unendo musica dal vivo e mimica). Con un po’ di fortuna, vagando per i piccoli e fumosi club della capitale potrete ascoltare ancora “Eve and The Plastic Apple”. Ma lasciamo parlare Raffaele Cerroni, leader fondatore nonché pittore e artista visivo noto con lo pseudonimo di Dither Craf.

Ciao Dither, ti va di raccontarci come è cominciato tutto quanto?

Come Mushroom’s Patience abbiamo iniziato la nostra attività musicale nel 1985, ma prima di veder stabilizzata la nostra anagrafe con il nome che oggi conosci, abbiamo percorso l’inizio carriera, circa tre anni, con nomi piuttosto strani come Deserto, Succhi Gastrici, New Lost Generation, Lost Generation per poi approdare, nel 1988, all’attuale nome.
Sotto il nome Mushroom’s Patience i tre elementi fondatori, io Dither Craf, Fucisticko e Festus, abbiamo definito lo stile e la linea comportamentale ad oggi invariata. La mission artistica risulta essere sempre la stessa nonostante aver percorso strade diverse per almeno 13 anni.
Dal 1995 al 2007 ho continuato l’esperienza Mushroom’s da solo trasformando di fatto il gruppo in una “one man band” ed occupandomi di musica elettronica sperimentale, sempre nel rispetto dei principi sposati con gli altri componenti storici: questione di coerenza.
Oggi siamo tornati di nuovo i Mushroom’s “original line up” rigenerati e felici di suonare insieme.

Come descriveresti la vostra esperienza artistica e che differenze noti ora, rispetto agli inizi?

Quella nostra è la tipica storia di un gruppo di nicchia amato da super intenditori di gran gusto eheh, oppure da un pubblico di stravaganti persone con delle visioni post atomiche, ma anche di sprovveduti avventori finiti per caso ad ascoltare qualcosa di nostro nel web, partiti da non si sa quale ricerca su google.
Essere di nicchia ti fa essere punk anche se non lo sei, e questo ci piace molto, purtroppo però la differenza che c’é oggi rispetto ai nostri inizi è abissale.
Venticinque anni fa circa i giovani erano poco più liberi di decidere cosa ascoltare e cosa vedere perché il circo della musica era ricchissimo di artistiche diversità e di novità assolute. I giovani venivano “quasi” democraticamente informati da coloro che gestivano i media, la musica non era ancora totalmente vista come un’esclusiva pompa di denari come oggi viene considerata dai guitti manipolatori manager dello spettacolo. Ed é pur vero, in tutta onestà, che proprio i giovani di oggi gestiscono questo spersonalizzato sistema e così hanno ereditato dai vecchi banditi che amministravano major o club di tutti i generi, tutte le bruttezze comportamentali delle loro attività criminose.
E sì, si é criminali quando si manipola la verità, non serve fare stragi se si conosce l’arte di uccidere la mente, l’arte di condizionare i gusti delle masse.
Insomma nell’era di “Amici”, di “X-factor” o dell’enorme risalto mediatico concesso all’addestrator di escort… ma cosa ti vuoi aspettare?
Quello che vediamo dai potenti tutti i giorni ci condiziona talmente tanto che tra pochissimo tempo l’integrità intellettuale sarà solo un orribile ricordo.
Poi, gli alternativi di oggi, quelli che dovrebbero segnare cambiamenti artistici in una società degna di rispetto, vogliono trasformarsi in fotomodelli sterilizzati, il loro provenir da famiglie molto borghesi, molto facoltose, fa si che l’ambizione primaria di queste persone sia di fare i coglioni nelle vetrine della Roma di notte… molto alternativa!
La differenza c’è, da giovane mi sentivo un pesce fuor d’acqua: oggi non so dove mi trovo. Un sottile senso di nausea mi accompagna sempre e quando esco di casa cercando qualcosa non vedo l’ora di tornare e di andare a dormire.

E del modo in cui la musica arriva alle persone oggigiorno, che idea ti sei fatto?

La musica ci arriva nel più orribile dei modi, e non solo la musica! Dobbiamo accettare con orrore, da parte di chi sa ancora orripilarsi, che quattro individui abbiano deciso tutto ciò per milioni di persone.
Il mio obiettivo è di adattarmi totalmente ai tempi moderni pur considerando i limiti che un cinquantenne può trovare nell’adattarsi, oggi.
Le cause negative vanno anche attinte da diverse altre ragioni ad onor del vero. Per esempio la morte del CD, o del disco in genere, ha contribuito a divaricare la forbice del mio disagio, e credo anche quello di molti.
Insomma, perché devo andare a vedere un già deciso ed imposto concerto di uno sfigato (e per sfigato intendo esclusivamente per i contenuti vacui e falsamente poetici e piagnonistici) cantautore che espone quattro cd ed una locandina e una maglietta sul suo banchetto triste del cazzo? E magari indossa vestiti alla moda ed esibisce un taglio alla moda? Chi ha deciso che quel cantautore sia migliore di un altro? Le tristi regole del vendibile? Del commerciabile? Del solo apparire senza offrire? La violenta imposizione di manager che si sono laureati al teatro Parioli in Scienze della Comunicazione?
Insomma quando raramente esco a vedere un concerto, ascolto post umani che dicono… “ma lui é un poeta! Ma cazzo… lui suona da Dio…” oppure: “questo si che é un gruppo!” magari sono solo dei ruffianissimi turnisti “paraculissimi” che suonano in altre affermate band che indossando strumentoni vintage davanti a svettanti amplificatori valvolari originali ’60. Si vestono anche da fotomodelli pur avendo dei corpi anti atletici… sai… sembrano tutti usciti dalla passerella di un casting di “romanzo criminale”…
e poi ti accorgi che il tizio, il poeta appunto, viene a Roma a suonare 25 volte in un anno… chissà perchè… per grazia del divino Otelma? Per assoluta bravura? Per l’indiscusso talento riconosciuto dalla piazza intera?
No! Per la capacità di assuefazione delle masse e per quanto il poeta o la band finta vintage faccia entrare nelle tasche delle agenzie concerti o dei club grazie alla scia di ovini che staccano biglietti ai botteghini.
Insomma oggi i figli degli hippy e degli alternativi sono diventati dei mini manager talmente spregiudicati e immorali che se avessero un incarico al parlamento non sarebbero migliori delle tristi sagome che siedono nelle sedie parlamentari.
Allora, questi dittatori che gestiscono i club… che abbiano il coraggio di dire che tutto é morto e che conta solo il loro denaro di merda. Almeno altri levati di mente come me potrebbero cominciare a progettare una pacifica rivoluzione culturale pre-anarchica post umana.

Sarebbe meraviglioso… volevo chiederti: una band come la vostra richiede una certa “alfabetizzazione”, insomma chi non ha la curiosità verso lo sperimentale, l’ironico, si annoia?

Oddio, chi si annoia ai nostri concerti in genere ci genera un primitivo benessere appagante. Un paradisiaco stato di soddisfazione spirituale. Se poi le persone hanno bisogno di alfabetizzazioni in genere, peggio per loro. E comunque, sai una cosa? Io credo che bisognerebbe alfabetizzare manager, agenzie concerti e i dittatori dei club, per primi. Chi subisce questa manipolazione sistematica va tutelato, é come una sorta di disabile mentale, specie se non é capace di ribellarsi. Sono innocenti creature che vanno accompagnate.
Immagina quanta gente vedrebbe un concerto se ad ogni pagante affidassimo una badante o un infermiere.

E cosa pensi delle band emergenti di questo momento, in particolare a Roma?

Ce ne sono di band emergenti a Roma. Ma tanto dopo un po’ smettono di suonare, perché il devastante sistema di questa città ma anche di questo paese, messo in piedi da sempre, ti fa sognare un posto al ministero delle finanze o desiderare di piantare ravanelli in una serra assunto da una cooperativa sociale per alcolisti pentiti.
In Italia la cultura non cresce perché quattro maiali che manovrano le scene vogliono che sia il loro personale giocattolo agendo di conseguenza criminosamente perché, chi diffonde una falsata informazione culturale é pari ad un criminale seriale o ad un genocida. Sono crimini contro l’umanità.
Ma comunque, i giovani, noi italiani, di sicuro, per via del nostro amar vivere provinciale, superficiale, incolto, ci meritiamo la merda che ci tirano in faccia tutti i giorni.

Qualche parola sul tuo alter ego artista Dither Craf…

Uno stacanovista sempre più votato all’eremitismo post pop-atonale. Studia, si migliora, ricerca. Bisogna pregare perché egli viva a lungo invece di augurarsi di vederlo morto.

Progetti per il futuro?

Go ahead! Godermi le ristampe dei nostri dischi grazie ad una preziosa etichetta austriaca: la Klanggalerie. Andate a leggere il catalogo online. C’é da godere.

Bene, lo faremo! Grazie di tutto Dither, e a presto!

Grazie a voi! Ciao!

Informazioni:
Mushroom’s patience myspace: www.myspace.com/mushroomspatience
Sito Ufficiale di Dither Craf: www.artcraf.it
Sito Ufficiale della Klanggalerie: www.klanggalerie.com

Marco Casciani