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Neil Young – Harvest

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Nel 1972 Neil Young è ormai un cantautore amato e affermato nel panorama musicale mondiale, ha già regalato un disco fondamentale per il country-rock come “After the goldrush”. Con “Harvest” invece raggiunge il suo massimo successo di vendite e di notorietà. Il disco si apre con il soffuso incedere di “Out of the weekend”, autentico manifesto dell’opera: riflessiva e contagiosa, permeata da una tenue malinconia da fine estate. Il tema del pezzo è un classico di Young: la fuga dall’alienazione metropolitana verso gli spazi aperti. La title track “Harvest” è il secondo pezzo, la cui linea non varia rispetto al brano di apertura: dolce ballata country che narra di un tormentato amore bucolico. Segue “A man needs a maid”, spesso considerata la pietra dello scandalo per il pesante inserto orchestrale della London Symphony Orchestra e per un testo accusato, ingiustamente, di misoginia. La paura di ascoltare timpani e violoncelli anche negli altri pezzi svanisce subito con la meravigliosa “Heart of gold” dove la pedal steel di Ben Keith, l’armonica, la chitarra acustica e la magica voce di Young si fondono in qualcosa di incredibilmente musicale e melodioso, una sensazione di pace interiore, qualcosa di profondamente catartico. “Old man” è una perfetta ballata country che lascia senza fiato nel magistrale refrain; il tono dell’album cambia improvvisamente mentre ci si spinge verso l’epilogo: “Alabama” riprende la vena anti-razzista della celeberrima “Southern Man” con impeto persino maggiore. Il pezzo ultimo di questo capolavoro è la lunga, splendida “Words (between the lines of age)”‘.

Guido Carnevale