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PAOLO CONTE

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PAOLO CONTE

?The Best of Paolo Conte?

(CGD, 1996)

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Ha poco senso, di norma, un best of. Poco come il tentativo di migliorare la perfezione. Poco come ri-arrangiare un capolavoro. Ma il raziocinio ha confini molto labili. E il cuore, si sa, sta lì apposta per oltrepassarli. ?Alle Prese con una Verde Milonga?, nella sua semantica ambiguità, Africa e sud America, tango e miseria, dal 6/8 al 2/4, il nostro la ricanta, mille sigarette dopo Paris Milonga, la dilata, il passo sempre più lento, brividi sempre più profondi. Milonga certo, ma non solo. L?avvocato di Asti, gli esordi da solista, a sfogliare quel campionario jazzistico, boogie, dixie o charleston, Via con Me, Sotto le Stelle del Jazz, Come di, rimesse a nuovo per l?occasione. In principio autore, Azzuro la creatura che si riprende, al piano, accigliato, la band sulle spalle, dichiara amori a luoghi (Genova per Noi), a personaggi (Bartali), in un grottesco collage da primo dopoguerra. Oltre il jazz, archi e kazoo, arrangiamenti morbidi come bucce di pesca matura (Gli Impermeabili, Sparring Partner, Max). Ovvio, la coerenza non sarà mai quella di un album originale, tuttavia il rivisitare capolavori toglie con irriverente sfrontatezza due dita di polvere da trent?anni di monumentale carriera. Splendida raccolta, con tutti i suoi pregi per neofiti e i suoi difetti per affezionati.

Marco di Bella 

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