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PETER BJORN AND JOHN

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PETER BJORN AND JOHN

Writer's Block

Wichita

2006 

Più su, in quel nord da paralleli remoti e raggi obliqui, cos’altro se non gelo. E invece no. Norrbotten, immersi tra le conifere, immobili, tre svedesini ingannano il ghiaccio e sfornano brani caldi come quei corpi di Gamla Stan. Undici, scorrono fluide le navi vichinghe, l’amore, tra gioco e melanconia, sesto senso melodico in un pop-folk dai rimandi beatlesiani ma senza alcuna anglosassone arroganza. Basso, voce, batteria a fare da padroni di casa, ma la comune si popola spesso, garbati i sintetizzatori, chitarre e mandolini sempre benvenuti. Se proprio vogliamo, Amsterdam l’unica piccola falla di un album dal carico prezioso, spensierato quanto basta, Young Folks, Start To Melt, Let’s Call It Off, marcette, ballate e introspezione, quando serve, Paris 2004, Roll The Credits. Due gemme diverse, Up Against The Wall, The Chills, poi il pezzo che vale da solo un album e molto di più, Objects Of My Affection è sogno di vitalità rara, come il sole d’inverno, da queste parti. Nel decennio musicale più buio, ogni timido bagliore è accecante.

 

Marco Di Bella