Home Cultura Musica e Rumori di Fondo

Pink Floyd – The piper at the gates of dawn

SHARE

I Pink Floyd si costituiscono nel 1965 con la seguente formazione: Syd Barrett (chitarra ritmica, voce), Bob Klose (chitarra solista), Roger Waters (basso, voce), Richard Wright (tastiere, voce) e Nick Mason (batteria). Il nome lo sceglie Barrett, il leader indiscusso, come omaggio a due bluesmen da lui molto amati (Pink Anderson e Floyd Council). Le registrazioni del loro primo album cominciano il 21 febbraio 1967, nello studio 3 degli Abbey Road Studios, mentre i The Beatles stanno registrando “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. “Il pifferaio alle soglie dell’alba” – titolo del settimo capitolo del libro “Il vento fra i salici” di Kenneth Grahame – è in pratica il primo e ultimo disco dei Pink Floyd di Syd Barrett. L’album si apre con quella che sarà ricordata come una delle maggiori canzoni psichedeliche della storia: “Astronomy domine”. Il brano dalle tinte ombrose e oppressive narra l’amore del chitarrista per lo spazio, nonché un suo viaggio indotto dall’LSD (leggenda narra che Barrett durante il trip portò con sé un libro di astronomia per orientarsi). Come già detto l’album è pieno di rimandi all’LSD: l’allucinogeno in questione fu il mezzo fondamentale per i vari trip mentali di Syd che permisero il successivo parto di perle come: “The gnome”, “Flaming e interstellar overdrive”. In “Lucifer Sam” un riff aggressivo fa da sfondo alla storia di un inquietante gatto siamese; “The gnome”, invece è la storia di un popolo di gnomi chiamato Grimble Gromble, mentre “Chapter 24” racchiude dei frammenti del capitolo 24 di uno dei libri preferiti di Barrett. Di conseguenza è un album magnifico, stupendo, fondamentale e molto triste, per il futuro di Syd, con un fascino a sé stante, di opera tra il sano e l’insano, tra l’ordine e il puro caos.

Guido Carnevale