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Pino Daniele – Nero a metà

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Festeggiare il compleanno a fine luglio (come nel caso del sottoscritto) ha i suoi pro e i suoi contro: tra i primi, la consapevolezza di non dover passare la metà della giornata a rispondere agli auguri perché la gente è in vacanza e non pensa a farteli; tra i contro, quei pochi vacanzieri che si ricorderanno della ricorrenza avranno tutto il tempo della villeggiatura per scordarsi di comprarti il più piccolo dei regali. Turisti bastardi. Certo è che, complice la bella stagione, si hanno più possibilità di festeggiarlo nei modi più diversi: un concerto di James Senese al Maschio Angioino è stato sicuramente uno dei modi più affascinanti e coinvolgenti. Sassofonista straordinario, Senese è stato tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta uno dei rappresentanti di quel movimento napoletano che mischiò blues, jazz, rock e funky con la tradizione musicale partenopea, e che ebbe in Pino Daniele il massimo rappresentante. Daniele, scomparso all’inizio di quest’anno, viene spesso ricordato per il suo rapporto con Napoli e per la sua importanza nella cultura della città, aspetto che spesso mette in ombra la sua grandezza compositiva, lirica e chitarristica: il suono e il tocco di Pino Daniele sono inconfondibili, e rappresentano ancora oggi – nonostante la lunga tradizione di abili musicisti che il nostro Paese può vantare – uno dei pochi esempi di figura italiana capace di affermarsi anche all’estero sia come autore che come musicista. “Nero a metà”, l’album della consacrazione, è considerato da sempre il suo miglior lavoro, opera che sa raccontare tutta l’ironia e la vena dissacratoria napoletana attraverso il linguaggio del blues e del jazz, facendo finalmente diventare il Mediterraneo come una tappa fondamentale del percorso di tutti i pellegrini del rock. Percorso suggestivo, soprattutto a fine luglio, nel giorno del proprio compleanno, insieme a James Senese.

Flavio Talamonti

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