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Radiohead – The King of Limbs

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L’ennesima sorpresa dell’ormai storica band inglese
Sparire nel nulla o quasi per qualche anno e tornare con il botto. Questi giochi pirotecnici riescono a pochi e tra questi ci sono i Radiohead. Autoprodursi un disco, annunciarlo 4 giorni prima e lanciarlo in tutto il mondo è effettivamente una mossa ad effetto.
8 pezzi sono pochi per un album, ma ai Radiohead perdoniamo anche questo. Per l’ennesima volta, al primo ascolto del singolo “Lotus Flower” nel cui video Thom Yorke balla in maniera folle e isterica, ho esclamato: “si, sono impazziti!”. Questa espressione ha sempre anticipato una fase di forte critica e dubbio sul disco in questione che però, nel caso di Yorke e soci, ha sempre lasciato spazio ad ammirazione, ma soprattutto alla definitiva presa di coscienza che ci troviamo davanti ad una delle band più capaci dell’intera storia del rock.
“Bloom” apre il disco con una tastiera in loop che accelera e che sommandosi alla batteria crea una linea melodica ipnotica rotta solo dalla voce di Yorke. “Morning Mr. Magpie” ha un ritmo frenetico e battente ma ci lascia sempre ipnotizzati da suoni apparentemente senza senso.
“Little By Little” cambia leggermente rispetto alle prime due ed è un mix di suoni campionati e mischiati tra loro in maniera indecifrabile, risulta una ballata quasi lenta e dolce con la voce di Yorke che raggiunge picchi altissimi.
“Feral” vede tornare prepotentemente l’elettronica tanto amata negli ultimi anni dai Radiohead e quindi drum machine e suoni campionati si rincorrono per l’intero brano. “Lotus Flower” ricrea le atmosfere tipiche dei Radiohead e forse, proprio per questo, è il singolo di lancio. “Codex” è forse la traccia migliore del disco con la voce di Yorke ed il pianoforte che si fondono insieme all’orchestra. “Separator” è una ballata lenta che chiude egregiamente il disco.
L’album in conclusione è ottimo, l’unica scocciatura è che prima di capirlo ed apprezzarlo va ascoltato più di 10 volte. Per fortuna sono solo 8 tracce.

Simone Brengola

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