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Roma e’ blues: poi c’e’ Spookyman

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Stranamente Roma negli ultimi tempi è piena di blues. Un blues che sa di contaminazione di culture più che di colonizzazione americana. E dico “stranamente” perché la nostra cultura è tutt’altro.


Loro avevano Muddy Waters, noi Domenico Modugno. E non è una critica: è solo per rendere l’idea della diversità. Eppure mi chiedo: chissà se i gatti di Roma sono come quelli parigini degli Aristogatti che vogliono suonare tutti quanti il Jazz? Secondo me sì! 

Blues, Garage, Rock’n’roll, Rockabilly, Surf, Punk, Jazz, sono solo alcuni dei generi che hanno dei rappresentanti romani di tutto rispetto. Sono generi che si contaminano e che fanno sbizzarrire i giornalisti con le invenzioni più improbabili. I Bud Spencer Blues Explosion sono il lato più brillante della faccenda, conosciuti a livello nazionale, non disdegnano localini del Pigneto per qualche set acustico o qualche club per farsi vedere secondo la tradizione più borghese. 

Anche se in realtà volevo parlare degli One Man Band. Quelli che suonano chitarra, batteria, armonica a bocca e cantano tutto da soli. Una volta ho visto Bob Log III. Devastante, grottesco e buffo: com’era il blues all’inizio, o almeno come me lo immagino io senza quella malinconia di fondo. Un’altra volta ho visto Honkeyfinger: seduto, con la sua slide guitar e un fuzz della madonna che ti faceva sanguinare le orecchie. Poi c’era anche Margaret Doll Rod, componente dei Demolition Doll Rods. Ma tutti loro non sono romani, né italiani: il primo viene dall’Arizona, il secondo è inglese, la terza da Detroit. 

Quel giorno ad aprire Bob Log III c’era Spookyman, nome d’arte di Giulio Allegretti. E mi ha fatto proprio una bella impressione. Continua a suonare praticamente ovunque a Roma, l’ho visto esibirsi con una valigia al posto della grancassa, con una Dobro (le chitarre resofoniche metalliche usate nel blues con lo slide), l’ho sentito parlare nel romano peggiore e cantare con trasporto, e non è poco: il trasporto è tutto. Mica bisogna saper cantare per cantare!

Comunque sul sito cockercover.wordpress.com Spookyman si auto descrive così: “Amo la musica in generale, cerco di creare melodie che catapultino il pubblico in atmosfere diverse, surreali, familiari: blues, country, latina, hawaiana, gitana, folk sono come cavalli che cavalco nelle mie creazioni rivisitando e attualizzando questi generi con una chiave totalmente personale che apre la porta di una stanza colma di strumenti musicali banjo, theremin, kazoo, chitarre, bassi, tastiere, registratore a nastro, campanelli, maracas, suoni sperimentali come una 24 ore, scatole di latta che percuoto a tempo utilizzando dei pedali mentre suono con le mani e canto”. 

Aggiungetelo su Facebook, guardate il suo canale Youtube o andate sul suo Myspace per ascoltare la sua musica o se volete vederlo dal vivo potete andare il 24 gennaio alla Casa del Jazz. Il nome è sempre Spookyman che tradotto sarebbe qualcosa come “uomo sinistro” o “uomo grottesco”: tutto torna!

Marco Casciani