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Skiantos – MONOtono

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skiantos

Ricordato (molto blandamente) anche a Sanremo 2014, Roberto “Freak” Antoni – scomparso il 12 febbraio di quest’anno a quasi 60 anni – è stato uno dei più importanti personaggi della musica italiana: affermazione che è stata affibbiata in modo a volte anche troppo generoso alle più diverse figure che affollano il panorama musicale nostrano.

Ma con i suoi Skiantos, formatisi alla fine degli anni Settanta a Bologna ed araldi del rock demenziale nel Bel Paese (genere che tra i suoi più illustri esponenti internazionali può annoverare anche il genio dissacrante di Frank Zappa), Antoni ha proposto una sorta di intelligente e raffinatissimo “nulla”, cancellando con un colpo di spugna la militanza, l’impegno sociale, l’auto-referenzialità e la sterile morale di moltissimo cantautorato dell’epoca, importando il punk anglosassone e infarcendolo di testi strafottenti, dissacranti, cinici, ironici, carichi di slang giovanili e giovanilistici, che nel loro essere poveri di contenuto hanno costituito una carica espressiva fondamentale per tanta musica successiva (Elio e Le Storie Tese ed il primo Vasco Rossi devono moltissimo agli Skiantos), e più in generale per tantissima cultura coeva e non (i capolavori di Andrea Pazienza potrebbero essere considerati un equivalente cartaceo del mondo raccontato in musica dalla band bolognese). Il loro secondo lavoro, “MONOtono”, è da annoverare (insieme al successivo “Kinotto”) tra gli episodi più riusciti della loro produzione: dalla furiosa “Eptadone” al contro-romanticismo di “Vortice”, dalla geniale “Diventa demente” fino a “Largo all’avanguardia”, il disco è un capolavoro demenziale perfettamente inserito nel proprio periodo storico e capace di raccontarlo come pochi sono riusciti e riescono a fare. Come pochi oggi riuscirebbero a capire. Ma – parafrasando gli stessi Skiantos – siamo diventati forse “un pubblico di merda”.

Flavio Talamonti