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Spiritual Front. Quattro “Men in Black”

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Il punto è che non è facile catalogare delle band: quasi sempre è fastidioso, per non dire limitante.

Il tentativo di “raccontare” la musica che fa un artista o un gruppo di persone è una sorta di esigenza che rappresenta un paradosso ormai chiaro a tutti, per cui alla fine si giunge sempre alla solita conclusione: o te li vai a vedere dal vivo, o ti ascolti un disco, o non puoi capire in base a un paio di recensioni lette qua e là. Ma la curiosità, quella si che può scaturire da qualche riga su un giornale. E allora, per chi ancora non li conosce ed è alla ricerca di roba seria, consigliamo un gruppo romano, un po’ nichilista, un po’ suicida e un po’ pop (non porno… o forse si?). Stiamo parlando degli Spiritual Front: un progetto nato nel 2000 che inizialmente vedeva solamente Simone “Hellvis” Salvatori come artista solista e che pian piano si è trasformato in una band di quattro elementi. Ora, oltre al frontman appena citato, la formazione è composta da Federico Amorosi al basso, Giorgio Maria Condemi alla chitarra e Andrea Freda alla batteria, questi ultimi due provenienti da un altro grande gruppo della scena romana, ovvero i Poppy’s Portrait, definitivamente sciolti ormai più di un anno fa.
Ricordo l’occasione in cui vidi per la prima volta gli Spiritual Front al Circolo degli Artisti, ovvero per la presentazione del loro ultimo lavoro “Roma Rotten Casino” (2011). Un album che contiene brani accattivanti come “Darkroom Friendship”, “Kiss The Girls And Make The Die”, “German Boys”, “Sad Almost A Winner”, i cui titoli fanno subito notare il loro legame con un certo tipo di scena notturna (le darkroom del primo pezzo si riferiscono alle serate ritual), o il loro legame con la Germania. Ma l’album che rimane tutt’ora il più apprezzato è “Armageddon Gigolò” (2006) che contiene alcuni dei pezzi più belli riproposti sempre in ogni live, come “Slave”, “Bastard Angel”, “Jesus Died In Las Vegas”, “I Walked The Deadline” la quale si riferisce palesemente ad un certo Uomo in Nero che “rigava dritto”. In effetti, pensandoci bene, anche loro sono dei “men in black” che prendono il country di Johnny Cash, il folk, l’alternative-dark, persino il tango, e mescolano tutto in chiave pop. Un’ulteriore considerazione a livello estetico va fatta, riferendosi al loro modo di stare sul palco: generalmente sono tutti seduti, tranne Salvatori, sono illuminati alle spalle dalle immagini di film come “Accattone” e “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, o “Una Vita Violenta” di Paolo Heusch tratto dal celebre romanzo dello scrittore romagnolo, sottolineando un altro legame, ovvero quello con un certo cinema del passato, elevato. Hanno collaborato anche a colonne sonore di serie televisive come “Las Vegas” e ad un film come “Saw II” oltre a svariati cortometraggi d’autore.
Nihilism suicide pop quindi. Questa è la (auto)definizione, che include una certa dose di ironia (che fa sempre bene), e che delimita lo spazio entro cui i quattro musicisti si muovono: un pop disincantato dal sapore cupo e deciso. Info: www.spiritualfront.com.

 

Marco Casciani