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Stereolab – Not Music

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Vent’anni al top non sono facili da gestire. Quando per due decadi hai sperimentato, innovato e cambiato il mondo della musica, arriva il momento di congedarsi, salutare tutti, colleghi e fan, e farsi da parte. In parte è ciò che sta succedendo agli Stereolab. In realtà non nessuno può credere che chi ha vissuto di musica per vent’anni possa lasciarla definitivamente e infatti la cantante Leatitia Sadier ha già pronto un disco da solista. Quindi ad esaurirsi sono stati proprio gli Stereolab, logorati da vicende personali come la morte di Mary Hansen nel 2002, e artistiche, con idee sempre meno originali, legati ad un genere musicale ormai abbandonato da molti per approdare a lidi più moderni e modaioli.
Annunciato non lo scioglimento ma un lungo, probabilmente definitivo, periodo di pausa, gli Stereolab si congedano senza fuochi d’artificio ma neanche con un triste e nostalgico Best of. Si limitano a mettere insieme vecchie idee, scarti dell’ultimo album, Chemical Chords, e un paio di remix come a dire: “Ecco, questo è tutto quello che mancava e non vi avevamo ancora fatto sentire, ora non c’è più nulla da dire”.
Un addio quindi con gli scarti, una vera e propria ammissione di manifesta incapacità a produrre qualcosa di nuovo. Non tutto però in questo Not Music, anche il titolo è emblematico, è da buttare. Il remix di 10 minuti di Silver Sands e di Neon Beanbag sono al livello dei precedenti lavori, Everybody Weired Except me e Supah Jaianto seguono il filo conduttore dei precedenti lavori della Band con un’eleganza e una delicatezza dei Beat estrema. Jazzati sono invece i ritmi di Cardboard Clouds e Laserblast. Questo è quanto di buono c’è nei 13 brani del disco, il resto è contraddistinto da tanta noia e ripetitività. Un disco mediocre per salutare i propri fan e tutto il mondo musicale. Essendo franco/inglesi: aurevoir/goodbye Stereolab.

Simone Brengola