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The Bone Machine: “Se il rock’n’roll e’ morto, noi siamo zombies””

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Immaginate di guidare la vostra auto in una notte di tempesta. Immaginate di essere costretti a fermarvi nel bel mezzo di un bosco paludoso e di trovare una bettola dove potete ripararvi.


A quel punto entrate, ordinate da bere e dal palco parte la musica. Scorgete distrattamente ritornelli che gridano: “Io sono il diavolo”, “Le porte dell’inferno ormai son chiuse e tu sei qua”, “Rock’n’roll zombie”, oltre che giri di contrabbasso, chitarre selvagge, batteria sostenuta e una voce gracchiante dal suono splendidamente vintage.

Ora, tutto ciò può sembrare alla lontana l’inizio del “Rocky Horror Pictures Show”, ma niente pareva più azzeccato per introdurre un gruppo così divertente, ironico, grottesco e provocatorio come i Bone Machine.
Loro sono tre ragazzi di Aprilia, o meglio, “la palude” come preferiscono chiamarla, che hanno iniziato nel 1999. Hanno un sound che contiene al suo interno diversi generi musicali come il Rockabilly, il Garage e lo Psychobilly mescolati tra loro in modo molto originale e ai quali si accostano testi in italiano che trasudano uno humor così nero e una così sottile critica alla società contemporanea che non possono non far divertire nessuno che abbia un minimo di gusto.
Come ci ha detto Jack Cortese, cantante dalla voce ‘infernale’ nonchè chitarrista, “noi ci ispiriamo al Desperate R’n’R e al Rockabilly selvaggio dei 50s, al garage dei 60s, al Punk dei 70s e allo Psychobilly degli anni 80! ma anche al Blues “negro” e primitivo oppure all’Hardcore italiano anni ’80 o a quello made in USA! Siamo quasi onnivori!”.

Si presentano dal vivo con un tipico abbigliamento ‘fifties’ e delle maschere della Lucha Libre (il wrestling messicano per capirci, che spesso era accompagnato da eventi rock’n’roll) e dire che “spaccano” è l’unico modo per rendere l’idea a chi non conosce questa band. Dentro c’è tutto: Elvis, il rock’n’roll, il punk, il macabro, l’horror, il sesso, riff travolgenti e ritornelli provocatori che, uniti alla cultura e al mondo Hot Rod, fanno scintille. Il loro legame con i B-movie degli anni ’50 e l’horror trash primitivo rientra sempre in questo discorso: “C’è tutto un immaginario dietro, un mondo. Però, se leggi i nostri testi, farai caso che vanno oltre l’horror fine a stesso, spesso contengono critiche (soprattutto alla religione), cantate in maniera ironica e provocatoria ma conservando quell’humor nero che secondo me ci caratterizza. Non mi interessa fare critiche politicamente corrette, siamo tutti nella merda e non c’è bisogno di qualcuno che si senta ‘Salvatore’, perché da salvare, a parte noi stessi, c’è poco e niente, soprattutto tra gli esseri umani troppo occupati a fare soldi e metterli da parte per pagarsi la bara più costosa.

L’Horror dei testi non è altro che l’orrore che viviamo ogni giorno, canzoni come ‘Forse sei già morto’, ‘Quattro scheletri ballano il tango della morte’ sono abbastanza esplicite e si spiegano da sole. Altre parlano d’amore, perché abbiamo un cuore e un cazzo anche noi”.

Beh, che aggiungere? Meritano sicuramente di essere ascoltati. Anche dal vivo se possibile, per una serata all’insegna del divertimento e del vero rock’n’roll, quello di nicchia, quello nascosto sottoterra. In poche parole, quello che viene direttamente dall’inferno.

Marco Casciani