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The Charlatans @ Circolo degli Artisti (30/10/2010)

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Live report del concerto dei The Charlatans al Circolo degli Artisti di Roma, il 30 ottobre.


È stata una grande occasione che aspettavo fin da quando ero adolescente. Perché i Charlatans li conobbi così, in una sera d’inverno, a quindici anni, quando ero ipnotizzata da un programma chiamato “The box: music television you control” su qualche rete sperduta, ed iniziavo a conoscere la musica, quella che esulava dai vecchi vinili dei miei genitori lasciati in giro per casa.
Il brit-pop, amore al primo ascolto. Erano i tempi dei Blur di Damon Albarn, dei Verve di Richard Ashcroft e degli Oasis dei fratelli Gallagher, quando iniziarono a farsi conoscere anche i Charlatans, un gruppo che qui in Italia non ha mai avuto largo mercato. Eppure, per più di due decenni, sono stati fonte d’ispirazione per il British rock, tanto quanto le band succitate. Proprio questo è stato l’anno, infatti, del loro ventesimo anniversario, coronato da un tour internazionale, che li vedrà prossimamente addrittura in Australia e Oriente, in occasione dell’uscita dell’ultimo lavoro “Who We Touch”.
Tim Burgess è un frontman positivo, saltellante e gioioso. La sua voce acuta, melodica e arrendevole ha pervaso il pubblico di una gratificante emozione. Un pubblico diverso dal solito: tanta gente “su d’età” che aspettava solo di vedere quei miti, più del passato che del presente, che credevano essere tra i pochi a conoscere. Me in primis. Il resto della band, una solida line-up completata da Martin Blunt (basso), Jon Brookes (batteria), Mark Collins (chitarra) e Tony Rogers (tastiere), trasmette per tutto il live-show una buona dose di esperienza e graffianti sonorità.
Toccano album vecchi e nuovi, ripercorrendo la loro carriera quasi a trecentosessanta gradi. Viene celebrato, in particolare, uno degli album più apprezzati e conosciuti, Tellin’ Stories, dell’ormai lontano 1997, con North Country Boy, Tellin’ Stories e One to another. Pezzi pieni, densi di storia e bellezza. Ma in scaletta non mancano, tra le tante, anche Weirdo, che ha scatentato un headbanging collettivo, Can get out of bed e Smash the system. Si chiude, ma solo apparentemente, con la travolgente This is end e, dopo una falso tentativo di uscire di scena, hanno chiuso con Sproston Green, senza alcun bis.
La sensazione, usciti da questo bel live, è quella di aver capito, senza pretesa alcuna, il perché i Charlatans non hanno sfondato. Nella belle epoque del brit, probabilmente, furono oscurati dai mostri sacri che esplosero quegli anni. In tempi moderni, forse, hanno perso quella verve originale e cool che li poteva contraddistinguere, uniformandosi a sonorità meno innovative, orientate verso la semplice orecchiabilità. Di certi non brutti pezzi, per carità: ma poco incisivi. Peccato, perché meritano davvero, soprattutto dal vivo. E francamente trasudano simpatia e bravura. E gli affezionati lo sanno. Mi basterà dire, per intenderci, che le 14 date in Uk sono andate sold-out, a riprova di quanto siano stati, e siano tuttora parte della cultura brit. Una cultura davvero – e per fortuna –  intramontabile, grazie anche ai suoi miti, più o meno illuminati nella scena musicale.

Informazioni:
www.thecharlatans.net
www.circoloartisti.it

Serena Savelli