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The Drums – Portamento

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Dopo solo due anni i Drums torano a far parlare di loro con un secondo album dal suono più maturo e complesso

 

Sono passati solo due anni ed i quattro – anzi ora cinque – ragazzi di Brooklyn tornano subito a far parlare di loro con questo secondo album. In effetti siamo fortunati che si siano sbrigati a produrre una seconda uscita. Quel disco omonimo che li aveva lanciati, malgrado molti lati positivi, che andavano dalle melodie accattivanti allo stile grafico e artistico dei singoli elementi era, alla lunga, troppo ‘semplice’ e ripetitivo e di conseguenza a forte rischio di far ricredere i fan sull’effettiva qualità della band. Ecco che i dubbi svaniscono grazie a “Portamento”, il secondo lavoro del gruppo che, come accennato, ha subìto una variazione rispetto all’esordio inserendo in pianta stabile i synth e cambiando chitarrista. Il suono che ne esce è più maturo e complesso. In sostanza c’è più qualità. Anche i testi sono migliorati: certo non sono delle poesie, ma rispetto a “Oh, mama I wanna go surfing” hanno fatto un bel salto in avanti. Al solito i rimandi ai New Order ed alla scena wave sbucano da ogni nota, specialmente in canzoni come “I need the doctor”, ma questa è già dal primo lavoro una loro prerogativa e almeno, rispetto ad altri, loro lo fanno bene. “Money” è stato il singolo di lancio ed è il brano più pop del disco. “Searching for Heaven” è intriso di spiritualità oltre che nel titolo anche nella musica con gli archi che si sommano ai synth creando atmosfere originali fino ad ora mai provate dalla band. Più cupa e minimale è “Days” che si ritaglia un posto di diritto sul podio delle migliori canzoni dell’album insieme a “Hard to love” che quasi costringe a ballare.

Il resto dei brani come “In the cold”, “Please don’t leave” e “Blue stripes” sono in linea con la precedente produzione anche se nel complesso non sfigurano.
Sono maturati molto quindi i Drums e ci hanno fatto capire che oltre ai tormentoni estivi sono capaci di fare anche buona musica. In questo disco inoltre si notano spunti molto interessanti anche se ancora grezzi. Se la crescita continuerà su questa strada di certo sembrerà sempre meno un’eresia definirli i nuovi Joy Division.

 

Simone Brengola

 

 

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