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THE GOOD THE BAD THE QUEEN

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THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN

The good, the bad & the queen

Parlophone

2007 

A Londra nevica. Ghiaccio dal cielo, fuoco sulla terra. Brucia Londra, nell’illustrazione ottocentesca di Dorè, la copertina, l’album degli ex. Ex-Blur, ex-Clash, ex-Verve, ex-Fela Kuti. Quattro ispirazioni diverse, curioso il progetto in comune, western metropolitano di morriconiana memoria, quantomeno nel titolo, tra il buono e il cattivo, la regina come il brutto Tuco. Damon Albarn e le melodie, tecnologia, orchestrali, il basso di Simonon, la chitarra, una classica sporca. Qualche strana marcetta, Parklife è ormai ometto, ‘80’s Life, Kingdom Of Doom un manifesto regale, Three Changes la perla sporca di fuliggine. Molto Albarn, molta melodia e di pregevolissima fattura, Nature Springs, Green Fields, Herculean, spalancano le braccia al cielo. La firma a quattro mani suggella il manifesto, The Good, The Bad & The Queen è follia reiterata, il piano martella, il distorto allo sbando. Lo spaccato è finalmente completo, il Regno ha le ossa rotte. Un candore bianco ricopre le ciminiere. A Londra continua a nevicare.

 

Marco Di Bella