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The Muse: The Resistance

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Sono passati tre anni da Black Holes and Revelations e i Muse si presentano con il loro quinto lavoro. The Resistance, scelto come titolo, la dice lunga su quello che sarà il disco. La “resistenza” si può leggere in chiave sociale, visto l’avvicinamento ai temi politici, compresi quelli del nostro paese (il disco è stato interamente registrato sul Lago di Como dove vive Matt Bellamy con la fidanzata italiana) o come opposizione al mondo commerciale che sempre più sta mietendo vittime in questi ultimi anni.

Questo è il primo album prodotto ed arrangiato interamente dalla band senza collaborazioni esterne. Come hanno dichiarato gli stessi Muse “questa è la nostra musica, quella che ci piacerebbe ascoltare comprando un disco”. E come dargli torto. Questo album mette insieme tutte le anime passate del gruppo. È un mix di progressive rock misto a musica classica senza disdegnare un po’ di glam.
Il disco è letteralmente “spaccato” in due parti. La prima è in puro stile Muse. Il singolo di lancio Uprising, una hit perfetta, si contraddistingue per un ritmo martellante,  un orecchiabile riff di tastiere e qualche schitarrata di Bellamy. Segue Resistance con un’intro cupa e misteriosa con un assolo di tastiera che poi si alternerà con la chitarra per tutto il pezzo. Undiscoled Desires è il pezzo che lascia più perplessi, un misto tra R’n’b e pop elettronico. United States of Eurasia è un chiaro richiamo agli anni ‘80, la bella intro di voce e pianoforte sa tanto di Freddy Mercury ed i cori successivi ricordano il marchio di fabbrica dei Queen. Si va avanti così per tutto il disco con sperimentazioni che dimostrano la bravura di Bellamy e co. fino ad arrivare alle ultime tre tracce e quindi alla seconda parte. Una sinfonia, un omaggio rock alla musica classica, progressive, una fusione di molteplici generi musicali, c’è tutto questo e molto altro in Exogenesis Symphony. È questa la prova che i Muse sono un gruppo superiore alla media. Sono, allo stesso tempo, accessibili al pubblico meno esperto e sofisticati per quello più preparato. Mai banali e mai ripetitivi con questo disco fanno un salto di qualità, come è stato per i Coldplay Viva La Vida, e si vanno a posizionare in quel limbo, dove troviamo anche i Radiohead, tra i gruppi che molto probabilmente faranno la storia musicale di questi anni.

Simone Brengola
Urloweb.com

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