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Tutti i ragazzi hanno bisogno dei Light The Bob

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Ricordate il film “Fusi di Testa” con Mike Myers e Dana Carvey nel ruolo di due amici metallari, fattoni, che dallo scantinato della casa dei genitori trasmettono il loro programma su una tv via cavo locale?

Beh, quando ho visto per la prima volta i Light The Bob ho pensato immediatamente alla coppia cult degli anni ’90. Ok, loro non saranno americani, non saranno metallari, non canteranno Bohemian Rapsody in falsetto per le strade dell’Illinois (non è da escludere che lo abbiano fatto però, o che lo faranno…), ma possiamo immaginarli come una loro versione romana, anzi una versione ostiense, del duo capellone, magari incrociato con Beavis and Butthead. (ottimo! 600 battute se ne sono già andate via così!)
L’ironia e il cazzeggio sono le loro parole d’ordine, lo si capisce immediatamente dal nome senza alcun senso che si sono dati e che è un’evidente storpiatura dei Lightning Bolt, il duo noise di Providence che si è fatto strada grazie al muro di suono pazzesco che riesce a tirare fuori e alle folli esibizioni eseguite non sul palco bensì in mezzo alla folla, tra il pogo sfrenato e la gente che salta sulla batteria. I LTB stessi vogliono essere una storpiatura dei Lightning Bolt: l’approccio punk rende la batteria tremendamente semplice rispetto ai virtuosismi folli di Brian Chippendale e il basso ricorda più quello di Dee Dee dei Ramones che quello accordato in quinte di Brian Gibson. Durante un loro live potrete assistere alle grottesche smorfie del batterista Anastacio e alle sconfortanti battute del bassista/vocalist Shakiro. Potrete vedere tracolle cadere improvvisamente e bacchette partire pericolosamente verso il pubblico. E non vi fregherà più niente di quali cazzo di effetti ha lui lì sotto, che marche di piatti usa l’altro, se il basso è accordato in un modo o nell’altro e se usano o no il doppio pedale. Ascoltando brani come “Cyclone”, “Mani di cacca”, l’epica “I ragazzi dell’Ontario” (giran sempre in senso orario, sono forti e coraggiosi e no no no non perdon mai), “Waka Waka” che Shakira gli ha rubato senza pietà, o “Iloti”, ci troverete dentro proprio quello di cui tutti abbiamo bisogno oggi: testi non-sense (ma tra le righe un senso lo si trova e non è neanche male: vedi “Iloti”), prese per il culo e auto-prese per il culo, il punk e tanti luoghi comuni smerdati alla grande. Ora arriviamo al lato serio: i Light The Bob fanno tutto in D.I.Y., sono legati a scene importanti, centri sociali come lo ZK di ostia e l’Ateneoccupato o il progetto Radical Fiction attivo dal 1993. Vorrei concludere citando una piccola parte della descrizione presente sul loro sito ufficiale (www.aciproject.org/ltb, nel quale potrete trovare le date e scaricare i loro brani) che sintetizza lo spirito dei Light The Bob: “In una recente intervista il signor Spock ha detto di sentirsi molto affine alla logica che sta dietro alle canzoni dei LTB”. Passo e chiudo.

 

Marco Casciani