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Una bellissima band Grindcore

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I Buffalo Grillz sono una bellissima band Grindcore. La recensione dovrebbe fermarsi qui, in pieno spirito grind e senza aggiungere nulla

Magari giusto due o tre punti esclamativi alla fine della frase interamente riscritta con il Caps Lock. Proviamo: I BUFFALO GRILLZ SONO UNA BELLISSIMA BAND GRINDCORE!!! No, non rende… forse eliminando gli spazi e alternando maiuscole e minuscole come se fossero il battere e il levare della batteria… IbUfFaLoGrIlLzSoNoUnAbElLiSsImAbAnDgRiNdCoRe!!! No, sembra un bimbominkia su Twitter. 

Invece il genere in questione, il Grindcore, è il corrispettivo del freestyle motocross se parliamo di sport estremi, dello splatter se parliamo di cinema horror, del peperoncino crudo mangiato a morsi se parliamo di spezie. È l’Ultraviolenza di Arancia Meccanica, è Ken Shiro nei cartoni animati giapponesi: il Grindcore esprime in musica il concetto di estremo. Lo fa esasperando i tempi di batteria tipici del Trash Metal o dell’Hardcore Punk (ecco spiegato perché la velocità minima di questa musica pare sia di 208 bpm), lo fa distorcendo la linea vocale che diventa un incomprensibile urlato gutturale (growl) o stridulo (scream), mentre basso e chitarra diventano una cascata sonora compatta e continua. Il tutto in pochissimi secondi di durata. Un pezzo grind di 3 minuti è un po’ come Bohemian Rhapsody dei Queen. È una musica volutamente fastidiosa, provocatoria, difficile da ascoltare anche per chi ha il gusto per l’estremo. Ed è proprio in base a quest’ultima considerazione che i Buffallo Grillz mi hanno colpito. Dalla metà degli anni ’80, cioè quando è nato il genere, abbiamo avuto band come i Napalm Death, i Carcass o gli italiani Cripple Bastards. Testi seri, cupi, talvolta impegnati, eppure una musica così estrema ha un potenziale ironico non indifferente. Un fatto che i Buffalo Grillz hanno capito e sfruttato. Ecco perché si chiamano Buffalo Grillz: storpiatura della nota steak house. Ecco perché i titoli dei loro album sono “Grind Canyon” o “Manzo Criminale”, che contengono brani come “Forrest Grind”, o “Il Grind è Servito” che parte con la celebre sigla del programma di Corrado, “Grind Raccordo Anulare” e così via…
Volete sapere cosa sbraita il cantante? Bene, aprite il CD, sfogliate il libretto con i testi dei brani e troverete solo simboli. Non ci sono testi. Probabilmente non ci sono mai stati. Perché inventarsi delle parole se poi chi ascolta non capisce nulla? Il cantato nel Grind si trasforma in verso selvaggio, perché dargli per forza un senso? Se il pezzo si intitola “Cous Cous Clan” mi basta questo. Cercateli sui vari social o sul sito ufficiale www.buffalogrillz.com e fate sanguinare i vostri timpani.
I Buffalo Grillz si esibiranno all’evento “Questa è Roma mica…” che si terrà al CSOA Intifada il prossimo 10 gennaio: 2 palchi, 22 gruppi punk/hardcore/grindcore e tanta voglia di violenza alla griglia.

Marco Casciani